Senza Titolo

Francesco Spini / MILANOLa decisione di chiedere a Tim di congelare la creazione della nuova società dedicata alla rete secondaria - l'ultimo miglio in rame o in fibra che dall'armadietto stradale arriva fino a casa del cliente - e guadagnare del tempo per studiare la rete unica vera e propria viene presa al termine di un riunione a Palazzo Chigi, domenica scorsa. Insieme con il premier Giuseppe Conte si ritrovano il titolare del Mise, Stefano Patuanelli, il collega del Mef, Roberto Gualtieri, i ministri Paola Pisanu, Francesco Boccia e il sottosegretario Fraccaro. Al centro della discussione, che viene descritta a tratti accesa, c'è una delle priorità del governo: il progetto di riconfigurare l'assetto futuro della rete a banda ultra larga. Tutti hanno ben presente che Tim è pronta a creare la nuova società per la sua rete interna, FiberCop, in cui è pronto a entrare il fondo americano Kkr, disposto a investire 1, 8 miliardi per il 37, 5% della società in cui entrerebbe pure Fastweb col 4, 5% e di cui Tim manterrebbe la maggioranza con il 58%. Ma a preoccupare è la presenza di Kkr, non solo e non tanto perché è americano e opera con le logiche del private equity. Quanto soprattutto perché il timore diffuso - soprattutto tra i 5 Stelle - è che far entrare un quarto personaggio in commedia - oltre a Tim, Cdp e Enel - prima di aver chiaro il quadro sulla rete unica complicherebbe le discussioni sui passi successivi. Su cui un colosso come Kkr farebbe pesare il suo 40% della newco nocciolo della futura società di rete unica. Casomai il fondo, è il ragionamento, potrà entrare più avanti, quando la prospettiva sarà già più ampia con un accordo tra le parti. Tanto più che al tavolo di governo è chiaro che esiste già una questione francese, visto che la Vivendi di Vincent Bolloré è il primo azionista di Tim col 23, 9%. E poi, come si fa a far partire un meccanismo del genere quando il soglio dell'Agcom, l'authority del settore delle tlc, è ancora vacante? Viene dunque deciso di chiedere all'ad di Tim, Luigi Gubitosi, di posticipare l'accordo con Kkr, ma la cosa appare infattibile. Dunque ecco l'ultima carta, la lettera firmata da Gualtieri e Patuanelli che dà a Gubitosi gli argomenti per chiedere a un cda, in verità piuttosto irrigidito, di far slittare l'accordo con Kkr al 31 agosto. Gubitosi, a lettera ricevuta, dice di non aver percepito la cosa «come un'interferenza ma come qualcosa di positivo». «Realisticamente - spiega agli analisti - non ci si può aspettare un accordo sulla rete in poche settimane, tuttavia il governo ha deciso che vuole provarci è lui l'azionista ultimo di due (Enel e Cdp, ndr) su tre delle parti: quello che si può provare a fare è fissare principi e una linea temporale». Pare facile, non lo è. Per nulla. I 5 Stelle, i renziani di Italia Viva, parte del Pd tra cui il segretario Nicola Zingaretti vogliono che la nuova rete unica non sia sotto il controllo di Tim, per evitare la riproposizione del monopolio. La stessa filosofia ha fatto ritrovare una identità di vedute tra Cdp e Enel, dove Francesco Starace resta alla finestra. Invece Gubitosi conferma che «sì vogliamo restare sopra il 50%» e su questa linea, nei palazzi della politica, trova concorde Gualtieri e poco più. Ma se le cose non si incastreranno, l'ex monopolista si dice pronto a finalizzare la sola società di rete secondaria con Kkr e Fastweb. Forse serviranno più di tre settimane, ma il mercato crede nella svolta: il titolo Tim, in Borsa, dopo il +6% della vigilia, nonostante conti in chiaroscuro, inanella un altro +4%. -© RIPRODUZIONE RISERVATA