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Le fiamme, ultimo sfregio. L'Aquila è città simbolo di come la natura sappia prendere il sopravvento sulle azioni umane. Gli incendi che stanno minacciando in questi giorni il centro abitato sono di origine dolosa, non ha dubbi chi opera sul posto. Boschi rigogliosi, montagne spettacolari destinate a moltiplicare il danno prodotto da mani criminali, proprio perché l'ambiente è pressoché incontaminato. Siamo nel cuore degli Appennini, cerniera tra nord e sud, tra i mari Adriatico e Tirreno. Ad appena 50 minuti d'auto da Roma. Un gioiello della storia e dell'architettura, con le ferite mai sanate del terremoto di undici anni fa, 6 aprile 2009. La leggenda racconta di una città con 99 castelli, 99 chiese, 99 fontane. Nella realtà L'Aquila fu fondata dalla casa di Svevia, l'imperatore Federico II "Stupor mundi" e il figlio Corrado. La monumentale fontana delle 99 cannelle testimonia lo splendore di una città seconda per importanza fino al XVIII secolo solo a Napoli nel Mezzogiorno continentale. Nella basilica di Collemaggio, su uno dei pianori più alti del circondario, gli stessi minacciati in queste ore dagli incendi dolosi, fu incoronato Papa nel 1294 l'eremita Piero del Morrone, il Celestino V del gran rifiuto. In quella imponente chiesa, resa pericolante dal terremoto, un giorno di fine aprile 2009 Papa Benedetto XVI si inginocchiò davanti alle spoglie del suo predecessore lasciandovi in dono il suo pallio. Mai prima di allora un pontefice aveva reso omaggio a Celestino V; è lecito immaginare che Ratzinger stesse meditando sulla propria abdicazione già quattro anni prima dell'annuncio. La notte del 6 aprile 2019, nel decennale del sisma, il presidente del consiglio Giuseppe Conte partecipò alla veglia silenziosa insieme a migliaia di aquilani e di abruzzesi. Un segnale di attenzione. Sedici mesi fa era a capo della coalizione penta-leghista. Oggi dallo stesso presidente del consiglio e dal governo giallo-rosa ci si aspetta la più ampia mobilitazione per limitare i danni e per salvare una città tanto segnata dalla Storia quanto intrisa di sofferenze. L'Aquila è infatti la cattiva coscienza di una nazione. Scenario pop di un G8 svoltosi tra le macerie, in piena emergenza post-sisma, con Berlusconi e Obama e gli altri leader del momento immortalati nelle photo opportunity, doveva rappresentare il manifesto di una ricostruzione-lampo. Molto è stato fatto, ma molto meno dell'annunciato. Perché, cambiano i governi, ma difetta la capacità di gestire e realizzare il "dopo". Bravi nell'emergenza, fino alla prossima calamità. Che oggi prende la forma di un muro di fuoco . -© RIPRODUZIONE RISERVATA