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Oliviero Maggi / pavia«Un personaggio pubblico del livello di Andrea Bocelli dovrebbe essere più cauto nel parlare di argomenti così delicati». A dirlo è Carlo Alberto Redi, docente dell'università di Pavia e accademico dei Lincei, che con la collega biologa Manuela Monti ha lanciato la campagna social #lasteccadibocelli per criticare le parole del noto tenore pisano, che al convegno dei negazionisti del Covid in Senato aveva espresso dubbi sulla gravità della situazione sanitaria e era detto «umiliato e offeso» per le limitazioni alla sua libertà durante il lockdown, salvo poi fare una parziale marcia indietro.Le dichiarazioni del tenore sono entrate subito nell'occhio del ciclone e che sono condannate anche dai due scienziati pavesi, che non a caso hanno scelto l'espressione «stecca» che nel gergo musicale indica proprio quando si emette una nota sbagliata: «Le parole di Bocelli umiliano tutti quegli operatori sanitari e ricercatori che da mesi si stanno impegnando per combattere il virus - afferma Redi senza giri di parole - e ancora di più chi sta ancora soffrendo e chi è morto a causa della malattia. Sono rimasto molto deluso da questi personaggi pubblici, che hanno una certa influenza sulla gente, debbano prestarsi a dar man forte ai negazionisti».Sui social, così, Redi e Monti hanno invitato in particolare altri esponenti del mondo scientifico a fotografarsi (con la mascherina indossata) mostrando l'hashtag #lasteccadibocelli, accompagnato da altri due slogan, #umiliatisiamonoi e #scienziatialziamolavoce, per diffondere il più possibile la loro contrarietà alle parole del tenore: «Gli scienziati ci stanno dicendo che il virus è ancora una realtà - aggiunge Redi -. Tra l'altro su questo discorso a Pavia abbiamo un po' i nervi scoperti, visto che il San Matteo è ormai un centro internazionale nella lotta al virus e continua ad impegnarsi in maniera notevole, rendendoci davvero orgogliosi».Intanto le polemiche dopo le parole di Bocelli non accennano a placarsi e anche Matteo Passerini, sindaco leghista di Codogno, dove si è sviluppato il primo focolaio italiano del virus, è intervenuto per condannare chi nega ancora l'emergenza: «I negazionisti vengano a visitare il nostro cimitero - ha detto il primo cittadino del centro del Lodigiano. - Il coronvirus non è stata un'invenzione mediatica e dal 21 febbraio al 18 maggio sono morte 224 persone, rispetto a une media di 80-90 negli anni passati in quel periodo».Nella serata di ieri Bocelli è tornato sull'argomento con un videomessaggio sul suo profilo Facebook per chiedere scusa per le sue parole: «La mia famiglia non è stata risparmiata dal virus: siamo stati tutti quanti contagiati e tutti abbiamo temuto il peggio - ha ribadito il tenore - perché nessuno può conoscere l'andamento di una malattia come questa, che è ancora oggi sconosciuta. Lo scopo del mio intervento al Senato era quello di sperare in un prossimo futuro in cui i bambini soprattutto, possano ritrovare la normalità». --