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Maria Rosa Tomasello ROMADalla scuola dell'infanzia fino alla maturità, tutti a lezione di educazione civica: almeno 33 ore di insegnamento obbligatorio, trasversale a tutte le materie (da ricavare nell'ambito dell'attuale monte ore), in cui si parlerà di Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale. Con voto finale. A partire dall'anno prossimo troverà così applicazione la legge 92 del 2019: «L'obiettivo è fare in modo che i ragazzi e le ragazze, fin da piccoli, possano imparare principi come il rispetto dell'altro e dell'ambiente che li circonda, utilizzando linguaggi e comportamenti appropriati quando sono sui social media o navigano in rete» sintetizza la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina illustrando le linee guida. Definita la "Cenerentola" della scuola, l'educazione civica a fare il salto di qualità ci ha messo oltre 60 anni dal 1958, anno in cui l'allora ministro dell'Istruzione Aldo Moro lo inserì nei programmi scolastici. E debutta in mezzo al piccolissimi. «Credo che si possa insegnare il rispetto delle regole a tutte le età per contribuire a formare cittadini responsabili e consapevoli: certo con i bimbi è più difficile e va fatto sotto forma di gioco, senza affrontare questioni teoriche - sottolinea Maria Angela Grassi, presidente dell'Associazione nazionale pedagogisti italiani (Anpe) - In Italia sono pochi i bambini che frequentano il nido e sono socializzati prima dei tre anni: ormai c'è la sindrome del bambino re o della piramde rovesciata, i bimbi sono accontentati, viziati, quindi insegnargli fin da piccolissimi le regole non è sbagliato».Massimo Luciano Sidoti, pedagogista, coordinatore Anpe in Sicilia, da anni impegnato sui temi della cittadinanza attiva, è scettico: «A tre anni non c'è consapevolezza, mi pare prematuro impostare il lavoro: noi parliamo di urbanizzazione, ambiente. Meglio alla primaria. A quell'età dal mio punto di vista è inutile». All'istituto Felice Chiarle di Peschiera del Garda, dove insegna, il lavoro è già impostato: «Ci stiamo lavorando da un po'. La cosa più importante è fare uscire i bambini sul territorio, allora sì che apprendono, portarli fuori. Quindi fare educazione civica con la didattica a distanza secondo me è una utopia». La cosa più complessa da insegnare ai piccoli? «Le regole della Costituzione: i bambini si rendono conto che nessuno le rispetta, e chiedono: professore, ci dicono di impararle e poi nessuno le applica...». Per Gianfranco De Lorenzo, segretario dell'Associazione, formatore ed esperto in Criminologia, si tratta di «un passo avanti, anche se 33 ore non sono molte». Fino a oggi, sottolinea, gli insegnanti inserivano i temi dell'educai«ione civica nelle loro programmazioni disciplinari, o in progetti, mentre adesso la materia trova una sua collocazione istituzionale: «Io l'avrei inserita come disciplina, con un insegnate apposito, ma sicuramente è un passo avanti. Ai bambini come ai ragazzi la cosa più importante da insegnare è il concetto di comunità: oggi anche per via delle nuove tecnologie prevale l'individualismo: il rispetto dell'altro è la cosa più difficile da insegnare e anche se i bambini sono abituati a giocare insieme, è il senso dello stare insieme che va riscoperto». --© RIPRODUZIONE RISERVATA