Per M5S è il momento della verità: due anime opposte a confronto

Le fibrillazioni del M5S si riverberano sul sistema politico e la stabilità di governo. Del resto, la nascita del Conte bis è stata avvertita, dalla parte più populista del movimento, come una vera e propria cesura. Da qui il dissenso verso la svolta imposta da Grillo, fautore di un'alleanza con il Pd almeno sino a fine legislatura e , sotto altra veste, anche oltre. Non stupisce che Di Battista, che nella circostanza si è smarcato dal ex-dioscuro Di Maio, chieda un congresso, parola un tempo impronunciabile per chi ha fatto della lotta ai partiti il proprio mantra, o qualcosa di simile. E sfidi apertamente Conte a misurare la sua leadership sul piano del consenso interno. Le due anime dei Cinquestelle, governisti e fautori dello scardinamento del sistema, realisti e utopisti, europeisti e antieuropeisti, sono ora di fronte senza veli. Si è rotto un unanimismo che tutti sapevano di facciata. E una nuova sintesi pare difficile. Del resto, nemmeno l'ardita creatura pentastellata può digerire senza batter ciglio tutto e il contrario di tutto. Passando, in due anni, dalla volontà di aprire le istituzioni come una " scatoletta di tonno" alla guida di due governi con maggioranze diverse fondate su una vocazione alla centralità che, nelle fantasiose forme, sa molto di "democristiano". Il tutto nei meandri di un vertiginoso tracollo di consenso.Difficilmente la partita si concluderà senza che uno dei duellanti perda l'intera posta. Se l'asse politico guidato da Grillo e Conte regge, magari per mero istinto di conservazione di un ceto politico improvvisato e catapultato nel cuore del sistema dall'italico stellone della protesta, l'ala populista potrebbe andarsene. Se quest'ultima conquistasse la guida movimento, allora cadrebbe il governo: nonostante l'innata pulsione a garantire stabilità, a costo di pagare politicamente anche prezzi molto alti, il Pd non potrebbe sostenere un esecutivo retto da una maggioranza guidata dai Cinquestelle in versione ultra identitaria.Insomma, il nodo non si può sciogliere: se non gordianamente. Il fatto è che, al di là delle sorti personali di questo o quello, dell'ambizioso Conte che vorrebbe cristallizzare l'attuale assetto politico nella speranza di ascendere al Colle più alto, dell'esausto padre fondatore Grillo, dell'insoddisfatto Di Maio, dell'arrabbiato Di Battista, nessuno sa più cos'è, e cosa dovrebbe essere, il M5S. Lo scontro tra le diverse anime di un movimento, divenuto suo malgrado partito, che sembra avere come solo collante la gestione del potere e nell'arco di ventiquattro mesi ha visto tramontare granitiche parole d'ordine, istanze irrinunciabili, forme organizzative mai sperimentate - chi si ricorda più della mitica piattaforma Rousseau? - , senza che vi sia stata vera discussione, pare inevitabile. Nemmeno uno sterilizzante direttorio, destinato a mandare in soffitta il ruolo di capo politico(sic), sembra poterlo scongiurare. --