Allenamenti, fissate le regole della ripartenza
Roberto Lodigiani / PAVIAVenti pagine fitte di regole, prescrizioni, vincoli, limiti e paletti, cose che si possono fare e cose che non vanno assolutamente fatte. Dopo mesi di gestazione, il protocollo sanitario anti-Covid per gli allenamenti del calcio dilettantistico e di quello giovanile e scolastico ha finalmente visto la luce, suscitando subito dubbi e scetticismo sulla sua effettiva praticabilità e applicabilità.Il documento, pubblicato alla vigilia del consiglio federale della Figc in programma domani e del direttivo nazionale della Lnd di mercoledì che dovrebbero - finalmente - emettere i verdetti sportivi per la stagione 2019-20 (andata ufficialmente in archivio lo scorso 20 maggio, con circa due terzi delle partite giocate, le altre sospese a causa dell'emergenza sanitaria) , risponde a ovvie e comprensibili esigenze di tutela della sicurezza e della salute degli operatori, a maggior ragione visto che riguarda anche i giovani, ma non per questo è stato risparmiato da critiche e richieste di chiarimento.La prima osservazione di fondo riguarda il fatto che il protocollo (consultabile in versione integrale sul lito del comitato lombardo della Lnd) fa riferimento a un decreto governativo del 17 maggio, mentre da allora ad oggi molto è cambiato sul fronte della lotta al virus, il Covid appare sempre meno aggressivo e certe cautele previste dal dossier sono considerate eccessive dagli addetti ai lavori. L'impiantistica C'è poi la questione degli impianti sportivi, che in certi casi dovranno subire delle modifiche strutturali per evitare il contatto fisico (ingressi separati, e così via); il protocollo, inoltre, impone alle società di individuare un «esperto di misure di prevenzione da contagio di Sars-Cov2», senza specificare se il soggetto debba essere in possesso di titoli scientifici, ma che dovrà - evidentemente - assumersi una responsabilità pesantissima; il dossier consiglia di «individuare un soggetto formato ed esperto in materia di prevenzione e protezione per la verifica dei puntuali adempimenti di legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e per la revisione della disposizione degli spazi, arredi, attrezzature, percorsi, cartellonistica informativa relativi all'impianto sportivo, con l'obiettivo di: ideare una nuova e diversa circolazione interna delle persone tenuto conto delle caratteristiche della struttura con nuovi percorsi e flussi di spostamento, verificandone la fattibilità e l'idoneità; differenziare, dove possibile, i punti di ingresso e punti di uscita della struttura; valutare le misure tese a minimizzare la possibile compresenza di più soggetti nello stesso ambiente (vigente divieto di assembramenti); valutare eventuale installazione di barriere "anti-respiro" nelle zone ove il personale fosse costretto a svolgere le proprie attività senza poter attuare il distanziamento interpersonale.Non solo. I club saranno tenuti anche a disporre di un medico o in alternativa della nuova figura di "delegato per l'attuazione del protocollo"; nel secondo caso, il medico di fiducia non dovrà presenziare agli allenamenti ma essere «essere "sempre raggiungibile in caso di necessità». Scontato, poi, precisare che nel corso degli allenamenti è vietato il contatto fisico: niente partitelle, dunque. --© RIPRODUZIONE RISERVATA