Ruth, qui Tu non sei Da sola

Credo che ci siano ancora tante lettere da scrivere, alla vecchia maniera, e che siano ad esempio le lettere d'amore quelle che ci mancano di più, quelle per questa vita e per gli abitanti che abitano questa vita, che gli è stata data in dono, in destino.Oggi scrivo a Ruth Cangalaya, la nostra Operatrice socio sanitaria che lavora presso il Pronto Soccorso dell'Irccs San Matteo di Pavia, che ha lavorato anche nei giorni del Covid-19, i giorni che abbiamo contato, tre, cinquanta, cento, centoventidue, che noi forse stiamo finendo di contare ma che altrove in Uganda, in Rwanda, in Inghilterra, a New York, in Messico, in Amazzonia hanno iniziato a contare adesso... e molti senza difese...Ruth è nata in Perù, i genitori da anni vivevano nel New Jersey, prima il padre Esteban e poi la madre Lupe, lontani da lei sono entrati nei giorni contati del virus, e poi delle vittime contate dal virus a maggio, mentre lei che non ha potuto raggiungerli nel tempo della loro malattia ha continuato a lavorare, ad aiutare i pazienti di questa terra che ogni giorno accedevano al nostro ospedale, a prendersi cura di loro, e in alcuni casi a prepararli per il loro ultimo viaggio, con quella copertura ermetica asettica fredda inumana in cui le persone positive al virus sono state avvolte, e lei con quelle lacrime prima trattenute e poi pure perse...Noi tutti che lavoriamo al - 2, al Pronto Soccorso, non sappiamo, non possiamo neanche capire cosa sta vivendo Ruth, ma vogliamo dirle tutti insieme che le vogliamo bene, e che non deve sentirsi proprio sola...dott.ssa Barbara Guglielmana. PAVIA