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La storia/1Maria Fiore«Non me l'aspettavo. Sono molto contenta. È stato un lavoro di squadra, ci tengo a dirlo, e abbiamo portato a casa il risultato». Nella guerra di trincea contro il coronavirus un posto di rilievo, tra i 57 "eroi" premiati dal capo dello Stato con il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica, spetta a lei: Laura Ricevuti, 44 anni, di Pavia, è il medico che, insieme alla collega Annalisa Malara, per prima ha curato Mattia, il paziente 1, diagnosticando la malattia. Ricevuti è medico del reparto di Medicina dell'ospedale di Codogno dove, il 20 febbraio, è cominciato tutto. Nipote di Alberto Ricevuti, sindaco di Pavia dal 1951 al 1956 e figlia di Vincenzo Ricevuti, ingegnere capo al San Matteo per tanti anni, oltre che parente del professore e geriatra Giovanni Ricevuti, la dottoressa ha sempre vissuto a Pavia, dove ha studiato. «Poi ho trovato lavoro all'ospedale di Codogno e lì sono rimasta», spiega. Ieri mattina, quando ha saputo dell'onorificenza, è scoppiata in lacrime. «Sono commossa»Con la voce rotta dall'emozione Laura Ricevuti rivolge subito un pensiero a chi ha lavorato con lei: «Vorrei dedicare questo riconoscimento ai miei colleghi, al primario Giorgio Scanzi, che è andato in pensione proprio durante l'emergenza, e alla mia famiglia». Ricevuti, per avere curato il paziente quando ancora non si sapeva nulla della malattia e quindi non erano previste particolari protezioni, si è anche ammalata. Di fatto è stata una delle prime dottoresse pavesi e in assoluto a contagiarsi, insieme ai coniugi medici di Pieve Porto Morone. «Sono stata subito ricoverata a Malattie infettive, nel reparto del professor Raffaele Bruno, e lì sono rimasta, per otto giorni - racconta -. Anche il dottor Orsolini mi ha aiutata molto. Non sono finita in rianimazione, ma comunque non è stata una passeggiata. Solo ai primi di maggio sono potuta tornare al lavoro. Molti altri miei colleghi si sono ammalati, ma è stata durissima anche per chi è rimasto in ospedale, a curare pazienti e a vederne morire tanti, troppi a causa di un nemico ancora sconosciuto. Psicologicamente un macigno». l'annuncio durante il turno La notizia del riconoscimento è arrivata ieri mattina. Laura Ricevuti era al lavoro in reparto a Codogno. «Stavo facendo il giro visite, il cellulare continuava a vibrare - racconta -. Solo quando mi sono svestita ho visto che erano arrivati tanti messaggi e telefonate. Un collega mi aveva girato un link con la comunicazione del Quirinale. Non riuscivo a crederci, non me l'aspettavo». Una soddisfazione per tutto l'ospedale. «Ce lo siamo subito detti: questo è un segnale che abbiamo lavorato bene e che si può fare buona medicina anche nei piccoli ospedali. Il segreto vero è la squadra. Per fortuna quel giorno il medico rianimatore aveva un posto libero e in poco tempo il paziente è stato intubato. Poi è stato trasferito, ma alla fine nell'urgenza abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare». febbraio, l'inizio di tuttoLa dottoressa era in servizio in ospedale la mattina del 20 febbraio. Mattia, il paziente 1, ha una forma di polmonite strana e molto grave. «Con me c'era il collega Esposito, siamo entrati nella stanza e abbiamo chiesto al paziente se fosse stato in Cina - ricorda Ricevuti -. Lui si ricordava solo che all'inizio di dicembre aveva fatto un viaggio a New York, che non era però area a rischio. Dalla Tac si vedeva che era una polmonite virale». La prima decisione è sottoporlo al tampone per la ricerca dell'H1n1, la forma di influenza più diffusa. «Mentre gli facevamo gli esami la situazione si è aggravata e ho allertato la collega della rianimazione - racconta il medico -. Per fortuna c'era un posto». Ricevuti, a quel punto, decide di avvisare i parenti. La moglie del paziente, incinta, stava arrivando in ospedale per il corso preparto. «Così ci siamo incontrate nell'atrio e le ho spiegato la situazione - spiega il medico -. Durante questo colloquio è emerso il dettaglio della cena con un collega di rientro dalla Cina». A quel punto scatta l'illuminazione e si decide di sottoporre Mattia al tampone per il Covid. «In poche ore abbiamo avuto il risultato - ricorda -. Il resto è storia nota. Abbiamo portato a casa il risultato con un grande lavoro di squadra». --