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MilanoIronico, colto e sempre elegante con il suo immancabile papillon. Sarà ricordato così Roberto Gervaso, giornalista e scrittore di successo morto ieri a Milano dopo una lunga malattia all'età di 82 anni: era nato a Roma il 9 luglio 1937. Lascia la moglie Vittoria e la figlia Veronica, giornalista del Tg5, che ha voluto ricordarlo così su Twitter: «Sei stato il più grande, colto e ironico scrittore che abbia mai conosciuto. E io ho avuto la fortuna di essere tua figlia. Sono sicura che racconterai i tuoi splendidi aforismi anche lassù. Io ti porterò sempre con me». Autore di numerose biografie, Gervaso ha collaborato a lungo con Indro Montanelli, soprattutto per i primi volumi della Storia d'Italia, quelli che vanno dal Medioevo al Settecento. Tra i suoi più grandi successi, anche la biografia su Cagliostro (Rizzoli), con cui si aggiudicò il premio Bancarella nel 1973. Molti i personaggi incrociati nel suo lungo percorso di divulgatore, da Nerone a Claretta, dalla monaca di Monza a Casanova. Ma la sua vena ironica spiccava nei celebri libri dedicati al rapporto di coppia: "La vita è troppo bella per viverla in due (breve corso di educazione cinica)" e "L'amore è eterno finché dura". Nonostante il successo e la poliedricità, Gervaso ha però combattuto più volte contro il "male oscuro", fino a scriverne un libro: "Ho ucciso il cane nero. Come ho sconfitto la depressione e riconquistato la vita", pubblicato da Mondadori nel 2014. Tra le sue grandi passioni, spiccava quella per gli aforismi: «L'Italia resta in piedi perché non sa da quale parte cadere»; «Ci tengono compagnia più i dubbi che le certezze»; «Nessuno è abbastanza intelligente da far capire a un cretino che è un cretino»; «Quando una donna non ci ama più il primo ad accorgersene è il suo nuovo amante»; «Il fascismo degli antifascisti non mi fa meno paura di quello dei fascisti»; «Ho tutte le donne che vogliono».Ha scritto per il Corriere della Sera e ha collaborato con numerose testate, per dieci anni su Rete4 ha condotto il programma "Peste e corna". Numerosi i messaggi di cordoglio, primo fra tutti quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha voluto ricordarlo come «un uomo di finissima cultura, protagonista, per lunghi anni, del giornalismo e della vita culturale del nostro Paese». --