Senza Titolo
Pavia - II progettoEx Neca, una dedicaall'operaio mortoCaro direttore,ho letto la bella e commovente lettera del sig. Mario Italiani, dipendente in gioventù della Neca, che come sappiamo era una fonderia di ghisa per la produzione di caldaie e termosifoni. Quell'area fu acquistata dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia nel lontano dicembre del 2005, quando era oramai dismessa da tantissimi anni, per dare a Pavia un nuovo quartiere e un polmone verde che avrebbe unito due parti della città, divise da una ferita rappresentata da quell'area per giunta inquinata.La Fondazione Banca del Monte costituì una società strumentale denominata Isan per realizzare il progetto. Dopo circa 15 anni di una lunga bonifica dimostratasi complicata, che nessun privato avrebbe mai potuto sostenere (con spesa di circa 12 milioni di euro), oggi siamo quasi in dirittura d'arrivo. Non mi soffermo su cosa sarà realizzato su quell'area che la Fondazione ha voluto donare alla città, perché tutto è stato ben descritto nel progetto preliminare presentato in Comune e illustrato nei giorni scorsi sulle pagine di questo giornale. Isan lanciò tempo fa un sondaggio per avere suggerimenti sul nuovo nome da dare a quell'area. Allora pensavamo che avremmo avuto tempi abbastanza brevi per realizzare il progetto. Molte furono le risposte e tra queste quella del sig. Mario Italiani che attirò la nostra attenzione, soprattutto per il ricordo dell'episodio doloroso di quell'operaio morto sotto un cumulo di scorie incandescenti dell'altoforno, con la scena straziante dei colleghi che cercavano di trascinarlo lontano arpionandolo con dei rampini. Scena che solo ad immaginarla, a distanza di anni, mette i brividi.Il sig. Mario proponeva che nella toponomastica della nuova area fosse ricordato, possibilmente nel punto esatto dove avvenne il tragico episodio, l'operaio Carlo Pesci, caduto sul lavoro. Sia io che il presidente dell'Isan Andrea Astolfi, assieme al presidente della Fondazione, Aldo Poli, avevamo deciso di far nostra questa proposta. Bene ha fatto a ricordarlo ancora sulla Provincia pavese. Vorremmo raccogliere notizie più dettagliate dell'episodio, per poter rintracciare i familiari della povera vittima e avere altre testimonianze di quel tragico evento, mettendosi in contatto con Isan e con la Fondazione Banca del Monte di Lombardia.Ferdinando Crovacevice presidente Isan, PaviaTorre d'IsolaNel mio Comuneuna rete che funzionaIl Comune di Torre d'Isola è stato tra i meno colpiti dai contagi, probabilmente anche per una gestione corretta e per la responsabilità di tutti noi nell'attenerci alle regole. Secondo me è giusto ringraziare il Comune, la Protezione civile per tutte le prestazioni fatte, chi ha donato soldi e generi alimentari, i volontari che hanno tenuto il cimitero in ordine quando nessuno di noi poteva occuparsene, e quelli che hanno provveduto a portare pasti caldi e la spesa a chi ne aveva bisogno. Tutti hanno dato il loro contributo in silenzio, senza voler apparire, senza ostentare il loro lavoro quotidiano.Anna Marini. Torre d'IsolaEmergenzaLa solidarietàcon una donazioneAderisco volentieri al progetto "Nessuno si salva da solo" promosso da associazioni del mondo laico e cattolico.La prima motivazione è legata alla serietà degli enti coinvolti. Caritas, Csv, Associazione cattolica, Acli sono da sempre attenti al benessere del tessuto sociale e contribuiscono alla tutela dei diritti di tutti, specialmente dei più fragili. Questo mette al riparo da qualsiasi possibile dubbio sulla gestione delle somme versate.La solidarietà è ciò che ci distingue come essere umani, che ci consente di percepire e di condividere il dolore e la precarietà di altri esseri umani. Un proverbio africano dice: "Quando un dito duole, l'occhio non dorme ".Ecco, ai nostri giorni, molte dita stanno dolendo. Per questo motivo molti occhi, i nostri occhi, non possono e non devono dormire.Maria Teresa Camera. PaviaAderisco convinto a questa iniziativa di solidarietà collettiva di contrasto all'emergenza sociale, aggravatasi in questo periodo; per le fasce piu' deboli della nostra popolazione è molto forte il rischio di passare dalle regole del "distanziamento sociale" direttamente a isole di "solitudine sociale" drammatica e pericolosamente irreversibile.pero in una ampia condivisione poichè da soli non ci si salva ma insieme ce la possiamo fare senza che nessuno resti indietro; sopratutto lo vedo come un inizio di percorso nella ricerca di strumenti e misure sociali condivise per un futuro piu' solidale, sostenibile e piu' giusto. Angelo Zorzoli