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il casoMaria FioreDurante il lockdown, periodo di maggiore crescita dei contagi, c'è stato anche il picco dei certificati di malattia arrivati all'Inps. Secondo un report pubblicato dall'ente di previdenza, nelle dieci settimane tra il 2 febbraio e l'11 aprile sono arrivati in provincia di Pavia 96.400 certificati. Nello stesso periodo dello scorso anno erano stati 68.270: un incremento del 41,2%. L'aumento è stato più contenuto rispetto a province come Bergamo (+106%), Brescia (+60%) e Cremona (66%), ma molto più elevato della media nazionale, che si è attestata intorno al 14%. E va precisato che la malattia è stata richiesta anche da chi è stato in quarantena per il Coronavirus (il Decreto cura Italiadel 17 marzo ha specificato che la quarantena equivale alla malattia ) e che questo potrebbe spiegare l'aumento dei certificati.di più nel privato Il dato nazionale, in cui anche l'andamento della provincia di Pavia trova riscontro, dice inoltre che la maggior parte dei certificati di malattia è stata chiesta dai lavoratori del settore privato. A livello nazionale l'aumento rispetto al periodo precedente del 2019, tra febbraio e aprile, è stato del 23% mentre al contrario nel pubblico si è assistito a un calo dell'8%. le altre province del nordPer quanto riguarda l'aumento dei certificati in provincia di Pavia, la crescita rispetto allo scorso anno è stata più elevata anche della media delle altre province del nord, che è stata del 24% contro variazioni nel Centro e nel Sud molto più contenute, del 5% e del 2%. In provincia di Pavia il boom di certificati s è verificato a marzo, in particolare tra l'8 e il 14, quando è stata avviata la fase di lockdown e molti, di fronte a sintomi sospetti, si sono messi in malattia. il calo ad aprile Solo nelle due settimane dal 29 marzo all'11 aprile c'è stato il calo dei certificati, anche rispetto allo scorso anno. Questo secondo l'Inps per diversi fattori. «Da un lato - spiegano dagli uffici -, l'utilizzo massiccio dello smart working e le misure di distanziamento sociale hanno evitato il diffondersi di malattie stagionali, anche diverse dal Covid, molto di più che lo scorso anno». Va anche aggiunto che molte aziende hanno chiesto la cassa integrazione e questo ha di fatto ridotto la platea dei lavoratori e quindi l'invio di certificati. «Si può anche ipotizzare - sostiene l'Inps - che, in caso di malattia ordinaria, il dipendente abbia evitato di richiedere al medico curante la certificazione per il datore di lavoro, dovendo comunque rimanere in casa». Infine si sono ridotti i ricoveri in ospedale per timore dei contagi. «È evidente - dicono dagli uffici dell'Inps - che la contagiosità del virus ha ridotto drasticamente il numero dei ricoveri: solo in caso di estrema necessità infatti si è ricorso all'ospedalizzazione dei malati cercando di procrastinare eventuali ricoveri programmati, sia per evitare il diffondersi del virus tra reparti ospedalieri, sia per aumentare la capienza dei reparti dedicati alla cura del virus e alle aree dedicate alla terapia intensiva». --