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VIGEVANO Nessun ospite Covid-positivo nell'istituto De Rodolfi, la casa di riposo di Vigevano.A confermarlo il sindaco Andrea Sala, l'assessore alla sanità Maria Antonietta Moreschi, il direttore della struttura Andrea Deplano, e Claudia Canini, presidente dell'Asmv (la partecipata che gestisce il De Rodolfi). Tutti i tamponi eseguiti giovedì sugli ospiti del De Rodolfi sono risultati negativi. soddisfazione in comune«È una notizia che mi riempie di orgoglio - commenta Moreschi - e ringrazio, per tutto quello che hanno fatto, il sindaco Andrea Sala, il direttore della struttura Andrea Deplano e tutto il personale che in questi mesi ha lavorato nella Rsa con grande senso di responsabilità. Già dal 21 febbraio abbiamo chiuso le porte del centro in cui offriamo ospitalità diurna agli anziani, e dal 28 febbraio abbiamo interdetto anche le visite dei parenti. Scelte sofferte ma che hanno dato il loro risultato». «Giovedì è arrivata la comunicazione sui tamponi e poco dopo tutto il materiale - continua Deplano - abbiamo così testato tutti i 99 gli ospiti del De Rodolfi che non avevano già fatto il tampone e, per fortuna, nessuno è risultato positivo. Altri otto pazienti lo avevano già fatto, in quanto erano stati ricoverati in ospedale per altre patologie e quando sono stati dimessi hanno fatto il tampone per essere riammessi in casa di riposo. Una volta rientrati, sono stati sistemati nel nucleo di isolamento».bassa mortalitàMa quanti sono stati i decessi nel trimestre gennaio-marzo di quest'anno, e quanti quelli dell'anno scorso? «Da gennaio a marzo 2020 - risponde il direttore del De Rodolfi - sono deceduti 5 ospiti contro gli 11 dello stesso trimestre 2019. Nessuno dei 5 decessi, avvenuti tutti nel mese di marzo, è riconducibile al Covid. Sono stati tutti casi dettati dalle complicanze di patologie croniche presenti da tempo. Uno di questi ospiti aveva anche fatto il tampone, risultato negativo». l'effetto della chiusuraIl De Rodolfi è una delle pochissime Rsa con zero decessi per Covid. Come si spiega? «Probabilmente la chiusura precoce del Centro diurno e lo stop immediato alle visite ai parenti hanno fatto la differenza - rispondono Deplano e Moreschi - come l'immediato acquisto di tutti i dispositivi di protezione individuale». Altri direttori, però, sostengono di essere stati "costretti" a riaprire la struttura alle visite dei parenti in seguito a un'ordinanza regionale. «Noi ci siamo presi tutta la responsabilità delle nostre azioni - rispondono Deplano e Moreschi. - Chiudere tutto era l'unico modo per non fare entrare il virus nella struttura, e ancora adesso non ci sono né visite né cdi. Abbiamo "attrezzato" i nostri ospiti con tablet e telefonini, quindi il contatto con le famiglie, se pur non di persona, c'è».E il personale? «Abbiamo misurato la temperatura ogni giorno - conclude Deplano - e disposto gli opportuni accertamenti in casi sospetti. Ora faranno il tampone o il test sierologico anche loro». In merito all'ordinanza del 23 febbraio del ministero della Salute di concerto con il presidente di Regione Lombardia, la stessa Regione chiariva che «i parenti dei ricoverati devono accedere alla struttura secondo la regola che prevede un solo visitatore per paziente». --Selvaggia Bovani