Senza Titolo
l buon senso c'era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune". L'ultimo capitolo di questo viaggio è il più difficile. Come tutto ciò che segna la fine di un percorso. Perché ci si trova a tirare le somme e fare bilanci. Sono davanti a un foglio bianco e a una nuova fase tutta da scrivere. A fare una cernita delle cose da raccontare, quelle da tenere per me, e altre da metabolizzare. Credo che oggi la cosa più utile sia riempire questo spazio con un richiamo alla responsabilità, al rispetto e al senso civico. Facendo il punto sull'attenzione ai dettagli che ci dovrà accompagnare. D'altro canto, sono quelli a fare la differenza tra un falso e un capolavoro. Oggi c'è un nuovo giorno che ci si apre davanti, ma non è come il risveglio da un incubo, in cui ci rendiamo conto che nulla di quello che pensavamo di aver vissuto è vero.Quel bandito che ci ha tenuto sul serio in ostaggio per mesi va conosciuto, va riconosciuto e di lui non bisogna perdere traccia. Non scompare come per magia, ma è possibile che si depotenzi. Come faccio a dirlo? Guardando i dati. Siamo arrivati a cavalcare onde altissime nelle scorse settimane: 4000 erano i ricoveri in terapia intensiva. Oggi sono meno di 900 in tutto il Paese. La curva dei contagi è salita veloce come le novità, il virus super star si è goduto il clamore, e ora sta scendendo senza applausi. Ma non c'è solo una riduzione del numero dei casi, sono anche molto meno gravi. Nella prima fase di emergenza, su cento pazienti arrivati, dieci andavano diretti in terapia intensiva. Oggi ne arrivano dieci e neanche uno va intubato. Quindi il doppio respiro di sollievo si fa non solo per i numeri più bassi, ma per un virus meno distruttivo. Da cosa può dipendere? Ci sono teorie variegate. Il virus sembra mutato in meglio, ha lasciato nel suo viaggio un po' di virulenza, di quell'argento vivo che ha costituito la peggior minaccia per noi. Potrebbe diventare man mano un nostro compagno di viaggio. Un parente stretto del comune virus dell'influenza. Ci sono altri otto coronavirus già conosciuti, causa dei nostri peggiori malanni di stagione. Da oggi in poi potremo iniziare a fare delle stime, alla seconda settimana dalla fine del lockdown arriveranno le prime pagelle. Chi ha vicino il mare, ce l'ha anche dentro, e forse per lui sarà più facile comprendere ciò che dico. Ora, la nostra resistenza è fatta di gestione. Dobbiamo governare l'onda. Nulla senza manutenzione funziona bene. Un'auto, una barca, una dieta, una cura, una famiglia, un ospedale: e così è per la salute pubblica. Bisogna non vanificare i risultati.**********L'onda era altissima, quello a cui puntavamo si è verificato: farla allungare. Perché potrebbe fare meno male il suo impatto. In Liguria, i tanti casi sono stati distribuiti in quattro, cinque settimane. In Lombardia è stato uno tsunami. E come una barca spinta verso gli scogli da continue e ripetute onde anomale a tratti si è infranta: altrove, in quella stessa tempesta, abbiamo avuto il tempo di alzare le vele. È la contemporaneità dei ricoveri ciò che, camminando nell'emergenza, si è cercato di evitare. Oggi l'onda è piccola, tormentata. Il mare non è calmo, è torbido, porta a riva i detriti del vento, ma la bandiera dell'allerta non è più rossa. E, come il mare, anche la malattia va conosciuta, rispettata, ma anche governata, con chiare indicazioni per affrontarla. L'emergenza, il non avere tempo, l'importanza di ciò che stavamo facendo, senza soste, aveva messo in pausa anche l'inutile. Che adesso torna a fare capolino. **********Noi che l'emergenza l'abbiamo vissuta sulla nostra pelle, abbiamo mantenuto l'essenziale per liberarci una buona volta del superfluo. Ho sentito dire a molte persone che "questa esperienza ci cambierà". Ma non è detto che sia in meglio. Mi affaccio al mondo che questo virus ci sta riconsegnando e trovo nel presente poca memoria. Non lo dico da medico, ma da cittadino. Gli egoismi, i grandi affanni per piccole imprese di vana gloria. Quando questa sarebbe la nostra buona occasione per rimettere mano a una versione di noi socialmente utile. Questo virus non vince solo a livello clinico, vince anche, se riesce ad alimentare il germe dell'odio, della sopraffazione, dell'invidia. Penso alla mia squadra di persone straordinarie, a come ognuna ha lavorato e mi convinco che non solo si possa, ma si debba mantenere la barra dritta, anche quando fuori c'è la bufera. Questo virus non ci lascerà in pace facilmente, perché se non sarà lui a limitarci, saranno le nostre nuove paure. Da imparare prima a conoscere e poi a gestire. Per farlo va tracciata la rotta giusta, bisogna puntare al porto, alla lanterna, alla sua luce. Sono i giorni del chi va là, lo capisco: a Wuhan, epicentro della pandemia, hanno scoperto nuovi casi, Pechino si prepara a testare 11 milioni di persone; il Veneto sta organizzandosi in modo simile.Diverse regioni decideranno cosa fare nei loro confini: ristoranti, centri sportivi ed estetici conosceranno la data del loro Capodanno. Del conto alla rovescia fatto da tutti per ristabilire i conti, nella vita privata e nel lavoro. Chi tirerà su la saracinesca per riaccendere la luce e chi ancora dovrà aspettare. Siamo in una fase che prende il nome di "rilancio", credo prima di tutto personale, oltre che professionale. Si parla di nuove assunzioni: 9600 quelle degli infermieri, 190 milioni per incentivi ai medici, perché questa emergenza ha risvegliato la voglia di ristrutturare le eccellenze, attraverso opportunità e qualità, ognuno nella sua competenza, per contribuire attivamente alle fasi 3-4-5-6-7, per le quali ci sarà più che mai bisogno di braccia per remare, indipendentemente dalla corrente. Perché si possa uscire da un'emergenza, senza incappare in una peggiore: quella dell'indifferenza a ciò che è stato, quella di memorie corte, che non hanno coltivato una critica costruttiva.Da tutta questa esperienza ne usciamo sicuramente più navigati, se tutto dovesse ripartire da capo, cosa che non auguro a me, e al Paese che non lo merita, saremo più pronti. Ma attenzione a tutto ciò che vi diranno d'ora in poi: mai come con il coronavirus c'è stato terreno fertile per le fake news. Ognuno si è sentito in grado di esprimere un parere scientifico sulla pandemia. Non importa il grado di preparazione, basta comparire per esistere. Ma quando si tratta di salute, bisogna imparare a filtrare e tacere.C'era chi riponeva ogni speranza nella spremuta d'arancia. La mia voce imitata girava addirittura in alcune chat, per dire cose che neanche ho mai pensato: bufale. La comunicazione deve essere fatta in maniera rigorosa dagli addetti ai lavori. I social che tanto sono stati amici nella diffusione veloce di comunicazioni importanti, non devono diventare veicolo di trasmissioni infette. Perché "l'info-demia", l'epidemia delle informazioni, può radicarsi nell'uomo in modo, questa volta sì, incurabile. Scegliete fonti affidabili.**********Penso a quanto sia facile e pericoloso essere tratti in inganno: l'attenzione non solo vi tutela, ma evita anche di farvi prendere in giro. Sappiamo per esempio che "CE", il marchio di ottenuta "conformità europea", può comparire scritto leggermente distanziato per rappresentare un non meglio precisato "China Express". I dettagli fanno la differenza tra una mascherina che vi sta proteggendo dal virus e una che solo ve lo fa credere, esponendovi a incalcolabili rischi. C'è quella altruista: quella chirurgica. Se la indossiamo tutti ci protegge; ci sono le ffp2 e ffp3 che deve indossare l'operatore sanitario o chi è certo di essere in presenza di persona Covid positiva: naso dentro e non abbassarle. E poi i guanti. Saremo soggetti a divieti di regione in regione. I guanti li lascerei alle categorie che li hanno sempre usati per lavoro e vi consiglierei di lavarvi sempre molto bene le mani a ogni occasione. Il virus eventualmente presente su un guanto è lo stesso che avreste sulla mano, e non si introduce nel polmone attraverso la pelle, ma se la mano entra in contatto con bocca, naso e occhi. Quindi è la vostra attenzione, anche in questo caso, l'arma di difesa da scegliere.Non esiste miglior cecchino al virus della vostra corretta condotta. Bisogna evitare di dare false informazioni, sennò la stessa caccia alle mascherine introvabili, per chi le usa come fondamentale strumento per continuare a soccorrere, si ripeterà per i guanti. E questi ogni volta che si tocca un paziente, vanno buttati, per metterne di nuovi. Servirebbero 10 miliardi di guanti al mese, nessuno può garantire scorte simili e non lo sosterrebbe nemmeno il pianeta.C'è poi il distanziamento da mantenere, quasi due metri tra persone è accettabile e corretto. E se il virus è su una superficie, non ha la stessa potenza di quello che infetta con uno starnuto diretto. La sua vitalità cambia. Fatevi guidare dal buon senso, lavatevi bene le mani: non serve fare lo shampoo alla confezione di surgelati appena comprata. La speranza è evidente che venga dal vaccino. Oxford sta andando forte, tanto da poter pensare che sarà realistico averlo per settembre-ottobre. Questo consentirebbe di prevenire: evitare alla gente l'infezione. Da non confondere con le cure: il plasma, il Remdesivir e tutte quelle che l'esperienza ci porterà in dote. Ricordando che i presidi che ci hanno permesso l'odierna longevità sono proprio antibiotici e vaccini. Non demonizziamoli, perché la mortalità per malattie infettive è drasticamente crollata grazie a loro. Poi c'è il futuro da organizzare, con disciplina, per governarlo e non subirne le variazioni. In primo luogo, deve funzionare la macchina dei tamponi, per mantenere le vedette di guardia, che possano segnalare nuovi casi e focolai. Insieme alle sierologie che ci sveleranno quante persone in Italia hanno avuto e sono sopravvissute al coronavirus. Potrebbero aggirarsi intorno al 10% della popolazione. Intorno ai 6 milioni di casi. Ma anche di più. E questo, quando avremo modo di confermare il dato, sarà interessante nell'ottica dell'immunità di gregge. Si tratta di quelle persone in grado di non sviluppare ulteriormente l'infezione.**********Questa epidemia ci ha insegnato alcune cose. Intanto, come nelle grandi guerre, rimangono per sempre i caduti. Per la maggior parte ha risparmiato i giovani. Per gli anziani invece è stata una strage, non si è capito subito come agire per tutelarli. Abbiamo chiuso le scuole e tenuto aperte le Rsa. Era quasi meglio fare il contrario. Abbiamo lasciato molti bambini a casa con i nonni. Proprio i più piccoli che non fanno forme gravi, ma sono scrigni perfetti, dove il virus può albergare ed essere poi trasmesso.E se l'oggi ormai lo conosciamo a suon di dati, come saremo domani? Quante volte nella vostra vita, prima dell'emergenza Covid, avevate parlato di malattie infettive? Eppure è diventato un argomento comune a tutti. I virus sono un nemico invisibile, quindi fino a che non si è manifestato, la popolazione ne ignorava l'esistenza. Però proprio le malattie infettive hanno cambiato la storia del mondo: la peste del Manzoni, la Spagnola, quante altre problematiche infettive hanno modificato il corso delle cose. Bisogna investire in cultura. Oggi diamoci una direzione e facciamoci una promessa, quella di provare a far sì che non succeda mai più che ciò che non si vede, o non ci tocca direttamente, non esiste. Perché quel qualcosa che noi ignoriamo, per scelta o per caso, può manifestarsi, che ci piaccia o no. E se è amico sapremo come accoglierlo; se è nemico, è sempre meglio conoscerlo. --2 / Fine(I primi quattro capitolisono stati pubblicati lunedì 11 maggio)© RIPRODUZIONE RISERVATA