I 5S isolano il premier: «Accetta tutto da Pd e Iv»
il retroscenaFrancesco BeiA sera, dopo un'ennesima giornata di muro contro muro con il Movimento Cinque Stelle e di scollamento tra le forze che compongono la sua maggioranza, Giuseppe Conte è costretto ad arrendersi all'evidenza: «Al momento sui migranti non abbiamo un testo condiviso». È la constatazione di un uomo sempre più solo, che improvvisamente si trova nel punto più lontano dell'orbita rispetto a quel M5S che l'ha indicato a palazzo Chigi. Perché il problema ormai non è soltanto Luigi Di Maio, ancora scottato per l'invasione di campo di Conte sulla gestione del rilascio di Silvia Romano. Il problema è il M5S nel suo complesso, che ha accumulato nelle ultime settimane troppi motivi di rancore e di distanza con l'inquilino di palazzo Chigi. Dissensi che ormai l'emergenza Coronavirus non trattiene più tra le mura ovattate dei vari ministeri, ma che tracimano in pubblico. Come è avvenuto ieri mattina con il comunicato di palazzo Chigi in cui si parlava di una «sintesi politica» raggiunta sui migranti già nel vertice di domenica, subito smentita in maniera clamorosa da Vito Crimi. Con l'assurdo di due sottosegretari grillini - Carlo Sibilia e Giuseppe L'Abbate - che contraddicevano punto per punto le rispettive ministre Lamorgese e Bellanova. La situazione è talmente sfilacciata che potrebbe pure sfuggire di mano. Anche se tutti assicurano che il governo non cadrà sui migranti, che un compromesso magari si troverà, il filo che lo tiene in piedi è sempre più sottile. Un protagonista grillino la mette così: «Conte non riesce più a svolgere il suo ruolo di mediatore perché Renzi gli ha messo paura e ormai accetta tutto quello che vogliono Italia Viva e Pd. Non ci sta a sentire. Ma quando vuoi fare tutto da solo, alla fine resti solo». Nel Movimento ammettono che qualcosa tra domenica notte e lunedì non sia andato per il verso giusto, che ci stata qualche «leggerezza» e un eccesso di «ingenuità» in chi è andato a trattare a palazzo Chigi. Effettivamente la ministra del lavoro Nunzia Catalfo, all'ora di pranzo, aveva dato il suo assenso personale all'intesa sulla regolarizzazione, ponendo comunque una riserva politica: «Per me va bene, ma su questo si deve esprimere il M5s». E anche Crimi, dopo un'accesa battaglia andata avanti fino all'una del mattino di lunedì, dopo aver rimesso in discussione il punto di mediazione raggiunto da Catalfo con i partner di governo, alla fine aveva dato il suo benestare. Tanto che la riunione si era sciolta con Conte che aveva incaricato la ministra dell'Interno Lamorgese di occuparsi della traduzione legislativa dell'accordo politico. Ma la mattina di lunedì, quando la notizia si è sparsa nella varie conference call e chat del Movimento, è scoppiato l'inferno. Persino un ministro considerato vicino all'ala sinistra di Roberto Fico, come il titolare dell'Ambiente Sergio Costa, è sbottato: «Io questa sanatoria di chi viola la legge, da carabiniere, non la accetto». Ovviamente nel testo non c'era alcuna "sanatoria dei delinquenti", ma solo l'emersione dal nero dei lavoratori clandestini. Anzi, come precisano dal Viminale, nel testo della Lamorgese sono espressamente esclusi scudi penali per i reati come il caporalato, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina o lo sfruttamento dei lavoratori. «Dopo il caso Di Matteo - confidano nel Movimento - se qualche magistrato dovesse andare in tv a dire che, oltre ai mafiosi, adesso "scudiamo" anche chi sfrutta gli schiavi nei campi, sarebbe la fine. Non possiamo permetterci altri errori». Ma chi ha potuto leggere il testo finale scritto da Lamorgese fa notare che «non c'è un altro accordo possibile, se restringiamo ancora di più i criteri non c'è più alcuna emersione». È evidente che nessuno accederà alla regolarizzazione di un lavoratore in nero senza avere la certezza di non essere perseguito dallo Stato. Lo stallo è quindi completo. C'è poi il problema di Matteo Salvini. L'immagine choc di Silvia-Aisha Romano con il velo islamico è stata sfruttata dalla destra e nel M5S osservano con crescente preoccupazione l'onda di critiche sempre più alta che si sta abbattendo anche sul governo. «Mentre Conte fa finta di niente e nemmeno smentisce che sia stato pagato un riscatto». Così si va avanti giorno dopo giorno, con un rinvio che chiama un altro rinvio. Fino a quando? --© RIPRODUZIONE RISERVATA