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GarlascoAddio a una profconosciuta da tuttiI vecchi colleghi, insegnanti come lei presso la scuola media - come si diceva una volta- di Garlasco, desiderano ricordare a tutti, in occasione della sua scomparsa, la professoressa Dina Comelli, che durante la sua lunga vita ha vissuto tutte le trasformazioni della nostra scuola. Quando ha iniziato a lavorare, ha insegnato nel vecchio "Avviamento professionale", che aveva allora sede in piazza della Repubblica, nell'edificio poi sostituito dal condominio progettato dall'ing. Ciocca. Allora la sua materia si chiamava "Economia domestica": chissà a quante bambine (ormai mamme e nonne)avrà insegnato il cucito e la maglia, con l'ausilio del famoso testo "Io, padrona di casa"! Poi, con l'avvento della scuola media unica negli anni Sessanta, il suo campo si è allargato ad altri argomenti con l'introduzione delle "Applicazioni tecniche", e così ha proseguito fino all'età della pensione. La cara Dina ha fatto parte della storia di Garlasco, e così vogliamo ricordarla, con la sua professionalità e il suo sorriso.I colleghi insegnanti. GarlascoSanitàIl lavoro oscuronei laboratoriCome medico e presidente della Società italiana di patologia, vorrei ricordare tutto il personale non medico che vive nel back-office dei Dipartimenti di patologia e medicina di laboratorio ospedalieri, universitari che in questi due mesi ha dato moltissimo in lavoro ed in tempo dedicato alla lotta al virus, prima con i tamponi e ora con la sierologia. Quasi sempre la medicina di laboratorio è considerata ancillare alle altre aree cliniche o chirurgiche, ma nel percorso diagnostico-terapeutico, il laboratorio è il timone che guida i percorsi importantissimi per la salute dei pazienti.La medicina di laboratorio mai come in questo 2020 ha dato una mano importantissima, sia nell'indicare i test diagnostici affidabili, sia nel proporre nuove metodiche diagnostiche, a livello molecolare e a livello sierologico.Un grazie di cuore a tutti coloro che lavorano in tutti i settori della medicina di laboratorio, dalla biochimica alla microbiologia dalla genetica alla patologia ed anatomia patologica, e un grazie a tutti i giovani specializzandi medici e non medici, ai dottorandi e assegnatisti di ricerca dell'area proclitica che si sono prodigati in questi mesi con grande spirito di servizio, per aiutare un sistema che stava andando in cortocircuito; molti di loro si sono anche ammalati di Covid-19, ma poi sono tornati sul posto di lavoro.La nostra Società Italiana di patologia è stata fondata a Pavia nel 1901 da uno dei padri fondatori della nostra materia universitaria, Camillo Golgi, premio Nobel per la Medicina nel 1906, da Pio Foà, Benedetto Morpurgo e Giulio Bizzozero e tuttora, dopo più di 100 anni, annovera più di 700 tra docenti universitari, dottorandi e molti giovanissimi borsisti, e tra loro la stragrande maggioranza sono non-medici. Massimiliano Corsi RomanelliUniversità di MilanoPaviaModeste proposteper salvare le carceriInsieme ai miei colleghi nella comunità Casa del Giovane portiamo avanti da molti anni un progetto con persone imputate di reati minori, in "messa alla prova" o in lavoro socialmente utile, che i tribunali mandano presso le nostre strutture per far loro svolgere una pena risarcitoria-riparativa.La popolazione carceraria s'aggira intorno alle 60mila persone, suddivisa in tre parti quasi identiche tra detenuti stranieri, detenuti tossicodipendenti, detenuti autoctoni criminalità comune. Il restante dieci per cento è composto sopratutto da detenuti un tempo facenti parte delle grosse organizzazioni criminali, per lo più sottoposti al regime del 41 bis o in alta sicurezza-sorveglianza.Allora, siamo stati capaci di respingere migranti in mare e terra, mettendoci d'accordo con paesi di dubbia democrazia e moralità, attraverso fiumi di danari e commesse. Dunque non vedo perchè non dovremo usare la stessa misura con tanti detenuti stranieri in carcere, rimandandoli nel loro paese di origine a scontare le pene. Abbiamo poi una ampia fetta di detenuti tossicodipendenti, ma ci sono molte comunità di servizio e terapeutiche che possono essere approntate a ricevere questi "malati", perché di persone malate si tratta: la galera non può certo risolvere il loro disagio sanitario, non solo per smetter momentaneamente la dipendenza fisica, ma soprattutto per costruire una possibilità di rinascita dignitosa. Checché se ne dica, il carcere non insegna né fa apprendere il valore del rispetto per sé stessi e per gli altri.C'è inifne un bacino di utenza penitenziaria che non ha come problema primario l'assoggettamento al crimine, alla dipendenza delle sostanze, bensì è soggetta a un vero e proprio disagio psichico. E siamo arrivati alla percentuale non di poco conto di popolazione autoctona, cosiddetta criminalità comune, quelli che risultano essere, dati statistici alla mano, di bassa pericolosità sociale. Che però fanno così rumore da esser percepiti come i peggiori, infatti sono quelli che entrano nelle nostre case per rubare, mettendo le mani nelle nostre cose più intime. Mi viene da chiedere agli addetti ai lavori, tra il sovraffollamento, e il Covid-19, perché non indirizzare in percorsi di pubblica utilità tutti quei detenuti a non elevato indice di pericolositàMa l'impressione è che cambiano cordata i partiti, nascono nuovi movimenti, ma tutto cambia per rimanere esattamente come è. Vincenzo Andraous. Pavia