Estetiste e parrucchieri in trincea «Lo stop fino a giugno? È la fine»

la storiaParrucchieri, barbieri ed estetisti sarebbero già pronti a riaprire con appositi dispositivi e l'accorgimento di ricevere su appuntamento un cliente alla volta e di sanificare spesso i locali. Ma ora, con la prospettiva di tornare a lavorare il prossimo 1° giugno, il settore non risparmia le critiche al governo. A Pavia Vincenzo Tallarico è il titolare di un salone da parrucchiere in Strada Nuova. «Nelle ultime ore - spiega - ho parlato con molti colleghi, che non si capacitano della decisione del governo: da parte mia, faccio rilevare che la Svizzera ha riaperto poche ore fa i negozi di acconciature introducendo molte tutele a favore dei clienti. Allora propongo che anche il governo italiano faccia altrettanto: definisca le regole più rigide per il nostro settore e, se qualcuno di noi non le rispetta, sospenda la licenza per un certo numero di mesi. Ma faccia ripartire il comparto, altrimenti per molti di noi sarà la fine». In questo periodo i parrucchieri sono costretti a non lavorare, ma a pagare costi fissi come affitti e bollette. Raffaella Festari è la titolare dell'omonimo negozio di Pieve del Cairo. «In vista della riapertura ho già speso più di 200 euro - spiega l'acconciatrice lomellina - per acquistare sterilizzatori, scarpette monouso per i clienti, asciugamani di carta, guanti e anche una visiera per me stessa: sono uscite che si vanno ad aggiungere alle spese fisse dell'affitto e delle bollette. Fra l'altro io non ho ancora ricevuto i 600 euro per le partite Iva e quindi la situazione si sta facendo pesante. Sarebbero sufficienti solamente quattro clienti al giorno, su appuntamento, per rientrare di molte spese. Nonostante ciò, ho avvertito le mie clienti che non aumenterò i prezzi perché non mi sembrerebbe corretto nei loro confronti». Bice Calvini e la figlia Selvaggia Forcherio gestiscono due saloni di acconciature a Pavia (Gruppo C) e ad Alagna (Selvy@Bice). «Attendere ancora più di un mese per farci riavviare l'attività senza alcun aiuto significa condannare molti di noi al fallimento - spiega Selvaggia Forcherio - Per il nostro settore la Pasqua rappresenta il Natale dei parrucchieri, nel senso che nel periodo pasquale le entrate superano le uscite, mentre ogni dicembre dobbiamo pagare anche diverse scadenze. La situazione è gravissima e la soluzione urgente è di consentire la riapertura la settimana prossima, pur con regole stringenti, o intervenire con un sostegno economico concreto. Fra l'altro, se parliamo di tutela della salute pubblica, mi chiedo perché è stata autorizzata la riapertura dei negozi di abbigliamento grandi 40 metri quadrati e non delle sale di acconciature, dove noi lavoriamo nella massima sicurezza». Il settore è anche penalizzato dalla concorrenza sleale di acconciatori abusivi che si recano a domicilio dai clienti per tagli di capelli e messe in piega: pratica denunciata a più riprese dalle stesse associazioni di categoria. --Umberto De Agostino