Sindaci al lavoro per le riaperture Negozi, spiagge e piccoli eventi

il CASOFederico Capurso / romaI sindaci delle grandi città d'Italia contano, preoccupati, i giorni rimasti alla fine della quarantena. Solo due settimane, durante le quali dovranno preparare le loro città a una vita diversa, di transizione, e mentre mettono sul tavolo piani e idee, chiedono al governo «rapidità» nel fornire indicazioni. Da Milano a Napoli, da Roma a Torino, si lavora di fantasia per provare a dare risposte pratiche a problemi nuovi, ma ogni soluzione ha il freno a mano tirato, in attesa che l'esecutivo e le sue task force dettino le linee guida per riaprire gradualmente il Paese.«Non si può chiedere di preparare piani e ordinanze nel dettaglio, prima ancora di capire che direzione daranno da Roma», dice al nostro giornale il sindaco di Bari e presidente dell'Associazione dei comuni italiani, Antonio Decaro. Beppe Sala, da Milano, è ancor più schietto: «Vogliamo preparare la nostra città, ma non vengano a dirci come farlo solo 48 ore prima della riapertura». È concreto il rischio di affrontare l'uscita dall'emergenza con ricette diverse di città in città. O peggio, di non essere pronti per il 4 maggio, mettendo a rischio la salute dei cittadini. I sindaci sembrano avere un orientamento comune, ma nei piani abbozzati dalle loro amministrazioni emergono mille sfumature diverse. L'idea di scaglionare gli orari di ingresso nelle scuole e nei luoghi di lavoro viene sposata da tutti i Comuni, per evitare traffico e assembramenti sui trasporti pubblici. Roma, caso speciale, ha una città al suo interno fatta di oltre 50mila dipendenti comunali, di cui l'80% ha lavorato da casa in questi mesi e per circa 7mila di loro si intende continuare a sperimentare lo smart working anche in futuro. Virginia Raggi attende, poi, i nuovi autobus da far partire a fine estate, ma ragiona anche sul posticipare alle 11 alcune aperture dei negozi. E visto che Roma è la città con più università d'Italia, si vorrebbe ritardare anche l'inizio delle lezioni negli atenei. Un progetto che era già partito mesi fa, in via sperimentale con l'università di Tor Vergata, e che ora si vuole estendere a tutta la città.A Firenze, Dario Nardella ha preparato un piano in tre fasi. Dopo aver scaglionato gli orari di uffici e negozi fino a settembre, quando riapriranno le scuole, si vuole potenziare il trasporto pubblico locale per poi, in un terzo momento, incentivare l'uso dello "sharing" e delle piste ciclabili. Chiara Appendino per Torino pensa invece a due fasi, con sharing e controviali ad uso esclusivo delle biciclette almeno fino all'autunno e poi «si vedrà», in base alle risorse che darà il governo. Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, punta invece sui mezzi privati, aprendo le Ztl, ma i suoi problemi non finiscono qui: «Devono essere autorizzati gli spostamenti in barca in Laguna. Non si intaserebbero i mezzi pubblici e in alcuni casi - aggiunge - non servirebbe nemmeno il buono spesa: i veneziani potrebbero pescare, mangiando branzini e carpe». C'è poi chi chiede di usare i bus solo con posti a sedere, come Raggi, mentre Sala a Milano vorrebbe chiudere i tornelli delle metro quando la capienza supererà il 30% nelle ore di punta e usare linee di distanziamento da tracciare sui pavimenti delle stazioni. Idee, queste, sposate da alcuni, messe nel cassetto da altri. Si ragiona poi sulle attività da rilanciare. Brugnaro vorrebbe rendere possibile il cibo da asporto e non più solo con consegne a casa. Poi le tasse per l'occupazione di suolo pubblico di bar e ristoranti, che in molti vorrebbero sospendere, come a Napoli o a Roma, altri ridurle al minimo, sempre per evitare assembramenti. Ma da qui nasce il problema di chi dovrà controllare che non si creino folle nei luoghi pubblici, come spiagge e capolinea degli autobus. «Qualcuno propone di utilizzare i percettori del reddito di cittadinanza», dice Decaro, altri vorrebbero puntare sulle cooperative. De Magistris ragiona sul «personale che lavora per il Comune, ora fermo, e che potrebbe gestire spiagge e parchi». Appendino, per i parchi, vorrebbe i droni, mentre a Firenze, Nardella riaprirebbe «i giardini delle scuole, ma con un sistema di prenotazione da parte delle famiglie», così da riportare i bambini a giocare all'aperto. Di sicuro, i grandi eventi sono rimandati al prossimo anno. A Bari, l'8 maggio, a pochi giorni dall'inizio della fase due, sarà la festa del patrono San Nicola. «L'anno scorso c'erano 300mila persone sul lungomare - dice con qualche timore Decaro - Quest'anno, invece, dovremo festeggiarlo virtualmente, in televisione e in streaming». Nelle città d'arte, come Roma e Firenze, si fanno i conti con gli accessi contingentati nei musei e con le file ai botteghini da eliminare, attraverso prenotazioni online. Nella Capitale, poi, vorrebbero anche prolungare gli orari di accesso fino a sera. Per gli spettacoli dal vivo però si dovrà aspettare sia a Roma che a Firenze. Non a Napoli, dove l'estate «sarà ricca di piccoli eventi culturali diffusi su tutto il territorio - assicura ottimista De Magistris - evitando assembramenti, ma con gente in strada». Ognuno, insomma, ha una sua ricetta. E prima o poi - si augurano i sindaci - anche il governo ne avrà una sua. --© RIPRODUZIONE RISERVATA