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Paolo Brusorio«Faccio passeggiate con i miei cani che si sorprendono di questa nuova abitudine. E rimetto a posto vecchie foto, me ne è capitata una del 1966, un prato del quartiere Fleming dove, a proposito di cani, avevo seppellito il mio Nelson».Giovanni Malagò al tempo del lockdown. Fosse così facile. La realtà, invece, dice che lo sport è in mezzo alla tormenta in un'Italia piegata dal coronavirus e fare il numero uno del Coni significa anche sovrintendere, se non anche gestire questa emergenza. Con polemiche annesse.Presidente, intravede la luce in fondo al tunnel oppure è ancora buio pesto?«Un segnale di speranza, in effetti, si comincia a percepire. Lo riconoscono le previsioni degli esperti e lo si intravede in alcune zone d'Italia. Se stai a Roma hai una visione della situazione diversa rispetto a Milano; ma se vivi in Basilicata è ancora differente da quella di Roma».Da membro Cio immaginiamo i contatti internazionali: che idea si sono fatti all'estero della situazione italiana?«All'inizio di compassione e di vicinanza. Poi più il virus si spargeva di comprensione. Adesso restano impressionati dal numero di decessi ancora altissimo nel nostro Paese».Quando ha capito che stava calando il sipario sullo sport italiano?«La sensazione covava sotto la cenere. Poi si è diffusa a macchia di leopardo tra dirigenti e atleti. Era il 9 marzo, giorno dell'ultima partita della Serie A, quando in video conferenza abbiamo deciso di fermarci per resettare tutto».Ma, per fare degli esempi, tra rugby che ha chiuso subito, basket e volley successivamente e calcio che cerca ogni strada per andare avanti, non si poteva trovare una misura?«Io non ho sollecitato nessuno. I presidenti federali mi hanno detto che avrebbero interrotto, è nei loro diritti».Il calcio invece ragiona diversamente. Lo fa per necessità o senso di superiorità rispetto alle altre federazioni? La Lega l'ha attaccata parlando di sue ingerenze.«Sono il primo a riconoscere la specificità del calcio e il diritto/dovere di cercare ogni strada per chiudere la stagione. Ma non hanno mai pensato a un'alternativa. Ha presente chi è Catia Pedrini?».La presidentessa del Modena Volley, perché?«Ha detto che non potrà più permettersi l'ingaggio di Zaytsev dopo questa crisi e che per salvaguardare la società, parliamo di uno dei capisaldi della pallavolo, è disposta a lasciarlo andare nella prossima stagione».Morale?«Invece di pensare al campionato o alle coppe, pensa a mettere in sicurezza il futuro. Perché il vero problema non è l'oggi, ma il domani».Non assegnare gli scudetti sarebbe un gesto etico importante, un memento per fissare nella storia un anno tragico per l'Italia?«Non mi permetto di parlare di etica. Ma è palese il bisogno di lasciare un segnale, è un sentimento molto diffuso tra la gente».A proposito di riconoscimenti: la massima onorificenza del Coni sono i Collari d'Oro. Perché non assegnarlo per il 2020 all'ordine dei medici?«Sarà proprio così. Vogliamo fare qualcosa di speciale».Questioni meno nobili: la Federtennis ha messo in cassa integrazione i propri dipendenti. Sorpreso?«Molto. E come me, le rappresentanze sindacali viste le loro reazioni. Ma è un problema che riguarda Sport e Salute, non il Coni».D'accordo, ma visto che una federazione è un ente pubblico, è legittimo chiedere contributi statali o ha un tesoretto privato cui attingere?«Non so se sia legittimo. Ma deciderà Sport e Salute».Il virus ha colpito duro in mezza Italia, meno al Centro-Sud. Si aspetta un Paese spaccato in due alla ripresa? Ricciardi, consulente italiano dell'Oms, propone di far disputare al Sud le restanti giornate di campionato. Idea plausibile?«Che il Paese sia diviso in due è un dato acclarato. Tutti i progetti possono essere interessanti, poi però bisogna andare nei dettagli. I piatti si devono cucinare, non solo immaginare».Capitolo Giochi, che cosa è stato decisivo per il posticipo al 2021?«Il parere dell'Oms al Cio e al governo giapponese. Fino ad allora convincere Tokyo della bontà del rinvio non era stato facile. Come non capirli, nel loro bilancio le Olimpiadi valgono 8-10 miliardi».Pellegrini ha già detto che ci sarà nel 2021, ma tra Nibali, Di Francisca, Cagnotto e Montano quanti big teme di perdere da qui ai Giochi?«Faccio una previsione neanche tanto azzardata, li rivedremo tutti in Giappone».Torino propone l'accensione di tutti i bracieri olimpici il prossimo 24 luglio, data in cui sarebbero dovute cominciare le Olimpiadi. Andrà in porto l'idea?«A me piace. E il Coni farà il possibile perché sia realizzata, Certo, poi l'ultima parola spetta al Cio».In questo periodo non è mai mancata la voce degli atleti. Chi l'ha colpita di più?«Ne scelgo due. Sono agli antipodi, ma danno il senso di quello che stiamo vivendo. La prima è Miki Moioli, vive ad Alzano Lombardo e ha perso un nonno e una nonna per il virus. Le sue sono state parole di rara forza e sensibilità».E il secondo?«Per tutt'altri motivi, Daniele Lupo. Vive, da solo, a venti metri dalla spiaggia di Fregene ed è un campione di beach volley. Sentirlo dire che non può andare in spiaggia ad allenarsi dà l'idea anche di quanto sia surreale la situazione».Che Italia uscirà da questa tragedia?«Con tantissimi problemi. Per questo mi auguro che prevalga il bene comune e non i personalismi: nel Paese e quindi anche nello sport». --© RIPRODUZIONE RISERVATA