Magari il 4 maggio ci aspettasse una sola Fase 2

C'è Fase 2 e Fase 2. Insomma, arriverà il fatidico 4 maggio che si tradurrà in aziende da riaprire, bar e ristoranti da sanificare e ristrutturare, turni dinanzi ai negozi, mascherine d'ordinanza, "distanziamenti sociali", anziani costretti alla segregazione o a libere uscite scandite a norma di legge. Ma ci sarà anche un'altra Fase 2 che intreccerà politica, economia, equilibri di governo e assetti istituzionali. Perfino più complessa e delicata dell'altra. Forse decisiva. A un certo punto, per esempio, il premier Conte non potrà più ignorare la questione dei rapporti con i due partiti che ne sostengono la maggioranza: Pd e Cinque Stelle.Ne abbiamo avuto un assaggio, l'ennesimo, alla vigilia del vertice Ue per le misure contro la crisi da Covid-19; e un altro ieri - a una settimana dalla riunione decisiva dei capi di stato e di governo - al parlamento europeo dove Pd e M5S hanno votato in modo difforme su un documento che riguardava eurobond e Mes: i primi per il sì, i secondi per il no. In altre parole, il nodo dei rapporti con l'Europa è ancora lì, irrisolto.Ma al di là dell'episodio di ieri, da iscrivere magari nei misteri della babilonia parlamentare, non è chiaro che cosa dirà Conte giovedì prossimo ai partner europei. O meglio: forse lui lo sa, ma non lo può gridare perché un sì o un no al famigerato Mes spaccherebbe in due i grillini, e pure l'alleanza giallorossa. Se poi pensiamo alla diverse scuole di pensiero che si sono scontrate nei giorni scorsi perfino su chi debba gestire il denaro messo a disposizione dalla Ue (il Tesoro, Pd, o la Sace che dipende dagli Esteri, M5S?) e che uso farne, non resta che prepararsi a un futuro fatto di confusione e continue mediazioni. Al ribasso.Ancora. Come il caos di questi mesi ha dimostrato, è arrivato il momento di fare un tagliando all'Italia dello Stato, delle Regioni e dei Comuni. Evviva l'autonomia e il libero arbitrio, e va bene, ma se nel pieno di una pandemia che non riguarda solo Napoli e Milano, il Veneto o il Lazio, De Luca chiude la Campania perché Fontana apre la Lombardia, e Zaia concede le grigliate in giardino e Zingaretti no, c'è qualcosa nella macchina politico-amministrativa che non funziona a dovere. Senza contare che l'Italia spaccata in due dal virus ripropone questioni accantonate per anni: come il rapporto tra sanità pubblica e privata, o tra territori più ricchi o abbandonati.Fase 2 e Fase 2, dunque. Dovremo infatti convivere anche con una recessione economica che non ha uguali nella storia e che sembra destinata a durare. Vedrà un nuovo attore, la Confindustria tornata in mani lombarde, quelle di Carlo Bonomi, che ha esordito schierando gli imprenditori in guerra contro il governo; e potrebbe essere riassunta in un paradosso e nelle poche domande che seguono: se domattina l'Olanda di ferro di Mark Rutte regalasse all'Italia 500 miliardi da spendere come gli pare, che ne farebbero Conte & C.? Dove li investirebbero, quali priorità privileggerebbero, che progetti avvierebbero per la sanità di domani e per la ripresa? Per ora la risposta non c'è. Questo è proprio un guaio. Auguri. --© RIPRODUZIONE RISERVATA