«Spazio Musica senza aiuti dovrà chiudere»
Il 22 febbraio è stata l'ultima data in cui si è tenuto un concerto a Spazio Musica, lo storico locale di via Faruffini che da 34 anni è un punto di riferimento culturale per Pavia. La mattina del 23 febbraio, ancor prima dell'ordinanza ufficiale che imponeva la chiusura, il titolare Paolo Pieretto (che ha rilevato il locale da pochi mesi) aveva deciso di abbassare la saracinesca per senso civico. Ma ora è seriamente preoccupato. Le sue sono parole forti, di un imprenditore che ha davvero paura di non avere più la forza di riaprire. «Le nostre attività sono state le prime a chiudere e sicuramente saranno le ultime a ripartire. Questo settore vive una situazione drammatica, come del resto tante altre realtà. Ma il bello di locali come il nostro è proprio la condivisione all'insegna della musica, altrimenti non hanno senso di esistere».Quali sono le principali incognite al momento? «Sono due: quando potrò ricominciare l'attività e soprattutto come potrò farlo. Bisognerà vedere infatti le regole a cui attenersi. Perché è chiaro che quel che può anche andare bene per i grandi locali non funziona per i piccoli, come il nostro. Faccio un esempio: noi - che abbiamo una capienza di cento posti - con mezza sala piena e la gente con le mascherine non possiamo farcela a sopravvivere».E quindi? «Il problema è che la musica leggera in Italia non è considerata cultura, ma solo intrattenimento. Basti pensare che l'iva su un libro di Bruce Springsteen è al 4% mentre su un suo cd è al 22%. Perché? Ma potrei fare anche tanti altri esempi. Vediamo gente che suona sui balconi, in casa... come si può pensare che la musica non sia cultura?» Sta pensando seriamente di chiudere Spazio Musica? «Sì, ho paura di doverlo fare. Forse chi non ha un'attività non può immaginare che cosa significhi stare fermi per otto mesi, ammesso che si possa ripartire in autunno. È qualcosa di imprenditorialmente insostenibile. Io ho quattro dipendenti, come li pago se non entra nulla?»Come si potrebbe aiutare Spazio Musica? «Lo Stato innanzitutto dovrebbe investire sulle imprese e invece ad oggi sta semplicemente limitandosi a far da garante presso le banche affinché si possa contrarre altri debiti. Cosa impossibile da fare senza la certezza di riuscire quantomeno a riaprire. Per questo faccio un appello al Comune: Spazio Musica in questi 34 anni di vita ha dato molto a Pavia, adesso forse è il momento che ritorni qualcosa. E' indispensabile per sopravvivere che i nostri amministratori dimostrino di volere un locale come questo in città, purtroppo i segnali avuti in questa settimana non sembrano andare in questa direzione. E se qualcuno avrà voglia di contattarmi sarò felice di spiegare come potrebbero aiutarci».Spazio Musica è veramente una realtà di valore per Pavia, una sorta di "unicum" anche a livello nazionale...«Io sto gestendo il locale solo da pochi mesi, quindi il merito va innanzitutto a chi l'ha fondato e a chi lo ha conservato in questi trentaquattro anni. Ma se pensiamo a quanti artisti importanti sono arrivati a Pavia in questo tempo grazie a Spazio Musica... ieri sono stato a chiacchierare per due ore con Francesco Baccini, il cui concerto è stato ovviamente rimandato. E se viene a suonare lui per cento persone a Pavia significa che il locale ha une certa importanza... stesso discorso per i musicisti di Elio e le Storie Tese e tanti altri... A Milano ad esempio non c'è più nulla di questo tipo e sono poche anche le altre realtà che sopravvivono a livello nazionale».Paolo Pieretto come sta vivendo questo periodo? «Chiuso in casa vicino ai miei affetti, mi trovo in Brianza dove ho la residenza con mio papà. Ero lì appena prima che entrasse in vigore il divieto di spostamento e quindi sono rimasto. Ho subito capito la gravità della situazione e l'importanza di non muoversi, anche perché un semplice incidente andrebbe ad appesantire una realtà sanitaria già grave, come mi raccontano tanti amici che lavorano in ospedale. I pensieri sono brutti, c'è scoramento in me. All'inizio abbiamo provato ad organizzare qualcosa in streaming più che altro per tenere alto il morale. Ma è inutile, non è la stessa cosa e ad oggi devo ammettere che non vedo la fine di questo incubo. Ho 42 anni, non avrei mai pensato di trovarmi un giorno in una situazione così. E sono anche preoccupato per il Paese in cui vivo, sarà dura risollevarsi per tutti». --Daniela Scherrer