Coraggio e tempra, Carolina ha sconfitto il virus a 93 anni
Maria Fiore / arena poI medici non avevano dato molte speranze, per via dell'età oltre che dell'evoluzione complicata della malattia. Ma Carolina Sacchi a 93 anni ha smentito le statistiche ed è tornata a casa. Guarita, dopo un mese di cure ricevute in tre diversi ospedali. «Ha lottato come un leone», dicono i parenti. «Va bene, ma ora fatemi vedere i miei nipoti», ha chiesto la donna non appena ha varcato la soglia della sua abitazione, ad Arena Po. Famiglia di agricoltori e una vita passata a lavorare nei campi, per aiutare il marito, Carolina Sacchi, due figli, quattro nipoti e tre pronipoti, ha mostrato una tempra fuori dal comune. «Lei è sempre stata così, una che non si arrendeva mai, ma certo in questo caso ha contato tanto la fortuna», racconta la nipote, Elena Manstretta. il tampone e il ricovero Tutto comincia con una caduta in casa, il 6 marzo. «Tornando dal centro diurno è scivolata davanti all'ingresso di casa, battendo la testa - spiega la nipote -. Non aveva nulla di che, ci sembrava stesse bene, così l'abbiamo messa a letto. Ma il giorno successivo è rimasta a letto e non ha mangiato quasi nulla». A quel punto la famiglia, pensando a una conseguenza della caduta, si preoccupa e chiama il 118. «I medici le hanno misurato la febbre: 38 e mezzo - spiega la nipote -. Solo dieci minuti prima non aveva niente». É l'inizio del calvario. L'anziana viene portata in ospedale a Stradella e tenuta in isolamento in attesa del tampone. Che in poco tempo dà esito positivo. «A questo punto i medici hanno preferito trasferirla a Voghera, dove è rimasta per due settimane nel reparto Covid», spiega ancora la nipote. Le condizioni della donna sono gravi: ha una polmonite bilaterale che non fa ben sperare. paura e rinascitaDi fronte a un peggioramento delle condizioni si decide così di trasferirla all'ospedale di Mortara, dove può fare ossigenoterapia. «Per i medici non c'era molto da fare - dice la nipote -. E invece pian piano si è ripresa». Un recupero inaspettato. L'8 aprile, dopo un mese esatto di ospedale e tre tamponi con esito negativo, è stata dimessa. «Non sapete cosa ho visto»Guarita, anche se molto provata. «É ancora sotto choc per quello che ha passato, ma noi crediamo soprattutto per quello che ha visto - spiega la nipote -. Continua a ripetercelo, ma poi non riesce a raccontarci niente». La donna, che è passata attraverso il travaglio della guerra e drammi familiari, non trova le parole per testimoniare la sofferenza dei suoi vicini di letto. O per raccontare la tragedia di chi non ce l'ha fatta. «Prima di ammalarsi era ancora molto dinamica, cucinava e stirava - dicono i parenti -. Ora avrà bisogno di tempo per recuperare, però ha ripreso a mangiare con appetito. Le daremo tutte le cure necessarie per farla tornare alla vita di prima». --