I medici a domicilio Quattro squadre in provincia di Pavia per 1.300 malati

Donatella Zorzetto / PAVIASopra i vestiti mettono camici, visiera, copriscarpe e mascherina, sempre pronti in auto. Prendono la valigetta e si mettono in marcia verso le case dei pazienti Covid. Sono le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale), istituite da Ats Pavia. Ora sono quattro, ma presto diventeranno 7. Si tratta di medici, due per unità, il cui compito è quello di garantire cure e controllo sui pazienti contagiati a domicilio. Gli operatori Usca lavorano, dalle 8 alle 20, su richiesta e indicazione del medico di famiglia dei pazienti. Ieri gli interventi richiesti sul territorio provinciale sono stati 158.Positivi a domicilioSono circa 1.300 i pazienti contagiati in provincia di Pavia, ma con sintomi lievi, in quarantena a casa loro. L'obiettivo è seguirli e assisterli, se necessario, appunto, anche con l'intervento di un medico che li vada a trovare e li monitorizzi. Cosa che fanno i camici bianchi Usca. Le quattro Unità speciali di continuità assistenziale adesso sono operative nei territori Chignolo Po, Belgioioso e Comuni vicini, Garlasco e Mortara città, Vigevano e vicinanze, Stradella e Comuni situati nel circondario. «Così garantiamo la gestione domiciliare dei pazienti affetti da Coronavirus che non hanno bisogno di ricovero - spiega Mara Azzi, direttore generale di Ats -, ma anche la necessità di fornire risposte alla popolazione nelle aree in cui l'incidenza dell'infezione è maggiore e in cui medici di Medicina generale sono risultati maggiormente colpiti dal virus».Le nuove zoneIntanto si sta lavorando per attivare altre Unità speciali: presto ne saranno formate tre a Pavia, Voghera e Oltrepo e in Lomellina. «L'impegno che abbiamo assunto attraverso queste nuove unità è di assicurare il regolare svolgimento dell'attività ordinaria dei pediatri di libera scelta, dei medici di Medicina generale e di continuità assistenziale - prosegue Azzi -. Quindi è loro compito garantire la diagnosi, la presa in carico e il monitoraggio delle infezioni da Covid -19».In particolare i medici Usca provvedono alla gestione domiciliare dei malati colpiti dal virus in isolamento e che non necessitano di ricovero ospedaliero. Si occupano della gestione domiciliare dei contatti di caso certo in isolamento fiduciario, ma anche della valutazione domiciliare dei casi sospetti e della loro gestione, dell'attività burocratico-amministrativa (cartella clinica, compilazione flussi, ecc.). Per poter vedersi assicurata questa assistenza deve essere il medico di famiglia ad attivarla. Quindi, la persona contagiata in quarantena a casa dovrà contattare il proprio medico di base e sarà questi ad avviare la procedura. Una tesi che viene confermata da Azzi.Il medico di famiglia«L'intervento delle Usca, per consentire un razionale utilizzo di questa funzione, è di norma coordinato dall'Unità di crisi di Ats previa richiesta da parte del medico - conclude -. Attraverso un triage telefonico viene valutato il bisogno dell'assistito positivo per Covid-19 in isolamento domiciliare, dei contatti in isolamento fiduciario o dei casi sospetti. Poi le Usca possono chiedere al medico di riferimento l'attivazione di altre cure. E il referto viene condiviso anche con questi». --