Senza Titolo
Francesco MargioccoA metà pomeriggio di ieri erano oltre 535 i milioni di euro donati a oltre 600 realtà italiane (di cui più della metà ospedali) per fronteggiare l'emergenza. Ne tiene traccia il sito della start-up "Italia non profit", che elenca tutte le realtà cui si può donare direttamente, con bonifico, oppure tramite campagna autorizzata. I donatori potranno approfittare delle detrazioni (si veda il primo riquadro a destra) che riguardano anche i doni di beni: dovranno essere comprovati da una fattura del donatore e da una dichiarazione scritta del beneficiario. Lo strumento del crowdfunding, raccolta fondi dal basso via internet, sta contribuendo molto al buon risultato complessivo. Iniziative rese possibili da piattaforme come GoFundMe, Facebook o Dona.perildono.it, si affiancano a donazioni tradizionali, gestite da aziende, fondazioni filantropiche o organizzazioni non profit, che mettono a disposizione le proprie competenze per aiutare gli ospedali, come la Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori, o il Cesvi, Cooperazione e sviluppo, di Bergamo.L'uso degli aiutiLe aziende sanitarie stanno già spendendo le prime somme ricevute, per comprare mascherine, macchinari, o creare da zero interi reparti di terapia intensiva. Per fare in fretta, la burocrazia è stata snellita, nessun comitato di garanti valuta i progetti e ripartisce i fondi, nessuna gara d'appalto è necessaria per gli acquisti degli ospedali. «In questa situazione di emergenza le piattaforme di crowdfunding si stanno rivelando molto utili. Hanno il vantaggio dell'immediatezza. In questo genere di raccolte è sempre un amico che ti suggerisce, inviandoti un messaggio, di aderire. E un amico, in genere, ha un forte potere persuasivo», così il presidente di Assif, Nicola Bedogni, spiega, in sintesi, i risultati della campagna. Assif è l'associazione, nata nel 2000, dei fundraiser italiani, di coloro, cioè, che si occupano di raccolta fondi per realtà del terzo settore e della pubblica amministrazione. Ha più di 350 soci che contribuiscono a raccogliere, in media, oltre 600 milioni l'anno. «Il fundraiser non è solo un raccoglitore di fondi, è una figura professionale che garantisce il mantenimento, nel tempo, dell'organizzazione no profit, che l'aiuta a perseguire le sue finalità sociali». Garanzie che, dice Bedogni, il crowdfunding non può assicurare. «Nel breve periodo è la migliore forma di raccolta, quindi ben venga. Nel medio-lungo termine lo è meno, perché lì bisogna trasformare il donatore occasionale in donatore continuativo e per farlo occorrono persone competenti». I numeri della solidarietàAl netto di questi difetti, i risultati sono lusinghieri. Le centinaia di iniziative, stando a "Italia non profit", sono state attivate in massima parte da aziende e fondazioni. Seguono a larga distanza enti no profit e privati cittadini. Sono in maggioranza raccolte di denaro, cui seguono donazioni di beni e servizi. L'elenco degli ospedali e di altre realtà cui donare, e dei loro Iban, è alla pagina italianonprofit.it/donazioni-coronavirus. Bedogni pensa già al futuro, e teme per le sorti del terzo settore. «In questa fase è normale e giusto che gli aiuti si concentrino sugli ospedali. Ma questa pandemia avrà ripercussioni a catena su tutto il non profit. Penso alle associazioni che si occupano di immigrati, senza tetto, anziani. O alla Lega del filo d'oro che cura i bambini sordociechi e dove il contatto primario è tattile: oggi i suoi volontari si ritrovano nella condizione di non potersi più nemmeno avvicinare ai bambini». Con le risorse economiche concentrate sul coronavirus, queste associazioni soffriranno. Per aiutarle, Assif suggerisce una soluzione immediata, senza costi per lo Stato. Sbloccare il 5 per mille relativo alle dichiarazioni dei redditi del 2018 e 2019. Un miliardo di euro che gli italiani hanno destinato alle organizzazioni non profit, che sono disponibili nelle casse dello Stato, ma che non sono ancora stati erogati a causa dei tempi lunghi della burocrazia. --© RIPRODUZIONE RISERVATA