Un Sos in codice per le donne maltrattate

Fabrizio Merli / paviaConvivere con un uomo violento ed essere obbligata a condividere la stessa abitazione 24 ore su 24. Non poter chiedere aiuto per il costante controllo del partner su telefonate e incontri. A questo incubo ha pensato la Rete antiviolenza di Pavia. E per questo ha suggerito a Regione Lombardia di adottare il protocollo "Mascherina 19". Ma di cosa si tratta?un codice segretoIn sintesi, la donna maltrattata che non possa, proprio per la stretta convivenza, chiedere aiuto, potrebbe utilizzare la parola d'ordine "Mascherina 19" nel momento in cui si rivolge al medico curante o al farmacista. In questo modo potrebbe comunicare, senza il rischio di essere "intercettata", la propria condizione di bisogno e una richiesta d'aiuto da girare, subito, alle forze dell'ordine.Per questo, l'assessore alle Pari opportunità del Comune di Pavia, Barbara Longo, ha inviato una lettera ai referenti regionali della Rete antiviolenza.«L'assessore - scrivono i funzionari dell'assessorato - ha appreso dell'esperienza spagnola denominata "Mascarilla 19" e vorrebbe farsi promotrice dell'attivazione dell'iniziativa sul territorio della provincia di Pavia, nonché proporne l'adozione anche nelle altre Reti lombarde, quale misura di aiuto per le donne vittime di violenza che, in considerazione delle restrizioni rese necessarie dall'emergenza da Covid-19, si vedono ulteriormente sole e impossibilitate a chiedere aiuto.«Chiaramente - spiega l'assessore Longo - questa iniziativa può funzionare se tutti i soggetti coinvolti sono coordinati tra loro. Quindi, al più presto, chiederemo un incontro con l'Ordine dei farmacisti e con la prefettura per verificare la fattibilità di una procedura di questo tipo. Sempre per questo motivo abbiamo deciso di scrivere a Regione Lombardia».figli tossicomaniAttualmente, riferisce sempre l'assessore Longo, la situazione è decisamente tesa. Non solo arrivano "echi" di nervosismo sempre più accentuato all'interno dei coppie già conosciute per questo tipo di problema, ma alla dinamica tra marito e moglie, o comunque tra compagno e compagna, se ne aggiunge una seconda. Quella relativa ai giovani tossicodipendenti che, trovatisi bloccati in casa con i genitori, sfogano la loro violenza sulle madri. Segnalazioni stanno arrivando anche in questo senso.Con l'aggravante del fatto che, a causa dell'emergenza Coronavirus, le sedi dei tre centri antiviolenza della provincia (Pavia, Voghera e Vigevano) sono attualmente chiuse. Anche se, spiega ancora l'assessore Longo, il servizio viene comunque garantito per quanto possibile: «I centri antiviolenza riescono a gestire le situazioni che avevamo già in carico con colloqui prevalentemente telefonici, facendo attenzione a non essere sentite dai maltrattanti qualora le donne fossero ancora conviventi con gli stessi; in alcuni casi ci comunicano che riescono ad utilizzare anche Skype (un servizio di videocomunicazione tramite internet ndr). Anche i nuovi casi sono gestibili con le stesse modalità perché le donne non possono accedere direttamente ai centri antiviolenza, in quanto chiusi». Anche per questo, un protocollo di comunicazione servirebbe. --© RIPRODUZIONE RISERVATA