«Togliete la password al wi-fi Così adotterete uno studente»
l'intervistaFederico Taddia«Se anche solo uno studente potrà seguire una lezione online grazie alla generosità di un vicino di casa, questa iniziativa avrà raggiunto il suo scopo: in questo periodo la solidarietà si misura anche in giga». Wi-fi libero, password scritte sulla porta del condominio per dare ad altri la possibilità di collegarsi, reti personali aperte per permettere ad anziani senza connessione o a persone improvvisamente in smart working di accedere al web: dall'inizio dell'emergenza Covid sono state decine le azioni spontanee di persone che hanno scelto di mettere a disposizione la proprio banda per chiunque ne avesse bisogno. Ma ora è il mondo della scuola a lanciare un appello - già diventato virale - per voce di Emanuele Contu, 44 anni, dirigente scolastico dell'Istituto professionale "Puecher Olivetti" di Rho, promotore della campagna #adottaunostudente. Contu, lei ha lanciato l'idea dell'adozione digitale di uno studente: di che si tratta? «L'idea è semplicissima e mi è stata suggerita da alcuni alunni in difficoltà nel seguire le videolezioni online poiché non avevano alcuna connessione domestica. Molti sono costretti ad utilizzare il traffico dati degli smartphone, ma spesso i giga si esauriscono o non sono sufficienti per tutta la famiglia. Quindi mi è venuto naturale invitare le persone a chiedersi se nei paraggi potesse esserci uno scolaro e rendere open la propria rete domestica per dargli la possibilità di studiare». La proposta ha subito riscosso il plauso da colleghi in tutto il Paese: c'è un reale problema di accesso alla rete? «È innegabile che ci siano fasce di popolazione e realtà specifiche in cui il digital divide sia netto e radicato. Nella mia scuola, che conta quasi 1100 iscritti, abbiamo distribuito in queste settimane più di cento tra tablet e computer a studenti che non possedevano tecnologie simili in famiglia. Molti utilizzano solo lo smartphone per seguire le lezioni e fare i compiti. E, come è facile immaginare, non è una soluzione agevole». La solidarietà di vicinato può essere la soluzione per colmare il divario digitale? «In questo momento è sicuramente un aiuto fondamentale. Diverse compagnie telefoniche hanno offerto più giga per fronteggiare l'emergenza e lo stesso Miur ha stanziato fondi per favorire la connettività, e ora ci si sta organizzando per attivare nuovi abbonamenti e distribuire in comodato d'uso le cosiddette saponette wi-fi. Tutto questo però richiede tempi tecnici: nell'attesa la condivisione della rete credo possa essere un gesto di vero aiuto per gli studenti. Non ho dati ufficiali, ma solo nella mia scuola stimo che almeno il 10% dei ragazzi non sappia come accedere al web». Siete ormai alla sesta settimana di scuola chiusa: è già tempo di valutazioni? «Docenti e ragazzi sono stati velocissimi nell'abituarsi alla nuova modalità. Attualmente stiamo erogando 870 ore di attività didattica, tra lezioni, lavori di gruppo e accompagnamento individuale degli studenti in difficoltà. E abbiamo riaperto anche lo sportello di sostegno. Per non parlare delle ore in più che gli studenti passano a parlare con i loro professori: è cambiata la relazione e, grazie alla distanza, abbiamo scoperto la didattica della vicinanza». --© RIPRODUZIONE RISERVATA