NELL'OSPEDALE DEI RECORD LA FIRMA DI SUPER-GUIDO
Orgoglio lombardo. Efficienza e velocità. Condite con il gusto del riscatto, sia personale che collettivo. Ha lasciato ancora una volta il segno Guido Bertolaso, l'artefice magico della Protezione civile nel decennio 2001-2011. Realizzato a tempo di record nell'area Fiera di Milano, inaugurato martedì con accentuata enfasi, l'ospedale dedicato ai malati di Covid-19 non è solo un luogo di cura. Indispensabile in questi giorni di sofferenze e di lutti.Nei padiglioni tirati a lucido, nei macchinari e nelle attrezzature appena liberate dagli imballaggi è pronto un messaggio per Roma. Anche in un'emergenza mai vissuta prima d'ora, sembra sottintendere il governatore Fontana, le cose buone si possono fare a condizione di avere le mani libere dagli impicci burocratici romani. Dopo il nulla osta del governo sono bastati dieci giorni a Bertolaso e al suo team per tirar su l'ospedale. Una sfida rispetto ai casermoni di Wuhan visti in tv. "La scelta del governatore ha assunto un carattere esemplare non solo per l'Italia, che potrà essere replicato a breve anche in altre regioni, ma anche in ambiti internazionali" ha scritto ieri Guido Bertolaso in una lettera al "Giornale" della famiglia Berlusconi.Il nome di super-Guido, 70 anni lo scorso 20 marzo, era circolato nelle settimane passate come possibile commissario nazionale per rilanciare una Protezione civile in affanno. Avrebbe avuto appunto il valore del commissariamento. Il governo ha scelto invece il meno noto Domenico Arcuri per affiancare Angelo Borrelli senza troppe apparenti tensioni. Così il leghista Fontana è stato lesto nell'ingaggiare Bertolaso. Così come ha fatto il presidente di un'altra regione devastata dall'epidemia, le Marche di Luca Ceriscioli, spesso in dissenso con il suo partito, il Pd.Il ricorso al commissario straordinario per risolvere questioni da tempo irrisolte è un'ipotesi che ciclicamente ritorna. Prima del coronavirus, Matteo Renzi ne aveva fatto un cavallo di battaglia per sollecitare lo sblocco di opere pubbliche per 120 miliardi e punzecchiare il governo. Tornato in Italia dopo un lungo esilio africano, Bertolaso non ha potuto partecipare martedì all'inaugurazione dell'ospedale, ricoverato anch'egli per l'infezione da Covid-19. Ha risolto i guai con la giustizia, sempre assolto, montati quando era uno degli uomini più potenti d'Italia. Si scatena il terremoto? Arriva Bertolaso. Napoli è sommersa dall'immondizia? Arriva Bertolaso. Bisogna organizzare il G8 alla Maddalena? Ci pensa Bertolaso. Contrordine, spostiamolo all'Aquila. Sempre Bertolaso. L'uomo ha straordinarie capacità organizzative coniugate con uno tratto umano attento e gentile. L'ho conosciuto nel 2009 nell'Abruzzo devastato dal sisma. La prima colonna di soccorsi della Protezione civile si mosse da Roma sei minuti dopo la scossa assassina. Dirigevo il quotidiano abruzzese "il Centro" (all'epoca edito dal gruppo Espresso). L'ho visto all'opera occuparsi di cantieri e offrire una parola di conforto a chi aveva perso i propri cari sotto le macerie. Le palazzine del "progetto case" furono un esperimento sociale controverso; la capacità affabulatoria di Silvio Berlusconi, allora capo del governo, le fece passare per un miracolo di ingegneria spacciando un eccezionale intervento d'emergenza come il risultato finale di una grandiosa opera di ricostruzione dell'intera città. Ma è anche vero che nessuno terremotato trascorse il successivo inverno in alloggi precari o di fortuna. E comunque il confronto con quel che si è fatto in seguito al sisma del 2016 ad Amatrice e negli altri borghi dell'Italia centrale va tutto a favore di Bertolaso. Lasciò L'Aquila nel gennaio 2010, appena nove mesi dopo. In un teatro affollato di abruzzesi riconoscenti Berlusconi ne preannunciò la promozione a ministro. Non accadde. Super-Guido fu sommerso dai veleni. Un pomeriggio allo stadio dell'Aquila, durante una partita di beneficenza tra la squadra locale e la Roma di Totti e De Rossi, Bertolaso si lasciò andare a una confidenza: troppi nemici anche dentro il governo "amico". Troppo potere, troppa visibilità. Riapparve come una meteora nella primavera 2016, possibile candidato berlusconiano a sindaco di Roma; fu subito bocciato dalla Lega di Salvini. Strano destino se oggi un leghista come Fontana lo riporta alla giusta ribalta. Se gli dai fiducia, super-Guido c'è. C'è solo da augurargli una rapida guarigione.