Il Sud e l'incubo delle rivolte Supermarket assaltato a Palermo

IL CASOLaura AnelloGrazia LongoTenuta sociale: appena due parole che racchiudono un problema enorme nel Sud del nostro Paese, Palermo in testa. Al momento il disagio e la protesta sono in una fase embrionale, ma il pericolo che esploda una bomba sociale è alto. I cittadini che per colpa del lockdown non possono lavorare e quindi non guadagnano perché non hanno un'occupazione regolare si stanno mobilitando, anche online, per razziare supermercati e centri commerciali. Un fenomeno che sta preoccupando non poco le forze dell'ordine e la nostra intelligence. Dal Viminale e dai servizi segreti filtrano notizie sull'esigenza di vigilare su questi focolai di protesta. Doppio il canale di monitoraggio messo in atto: da una parte il controllo della Rete e dei social da parte degli esperti informatici per rintracciare gli esagitati più pericolosi, dall'altra il presidio dei centri commerciali reso più facile visto l'impiego già in corso delle forze dell'ordine nelle strade. Certo è che dopo l'assalto al supermercato Lidl di viale Regione siciliana a Palermo, ieri, da parte di una quindicina di persone che hanno riempito i carrelli rifiutandosi di pagare alle casse, sono comparsi presidi di polizia, carabinieri e guardia di finanza davanti ai tre principali ipermercati della città. Su Facebook qualche ora prima si era costituito il gruppo «Noi» (di cui, secondo le indagini, i quindici farebbero parte) che chiamava a raccolta affamati e senza lavoro per andare a svuotare gli scaffali. E ha scelto i social anche un 35enne di Catania denunciato per un audio inviato su WhatsApp con cui invitava alla disobbedienza e al saccheggio di supermercati e alimentari. Potrebbero essere le prime avvisaglie se si considera che, secondo i dati Istat sono 3 milioni e 700mila gli italiani che vivono di lavoro sommerso, di cui l'80% al Sud. Baristi, garzoni, camerieri, manovali in nero, per non parlare di quanti si «arrangiano» con lavoretti della bassa manovalanza criminale come parcheggiatori abusivi, venditori di sigarette di contrabbando e via discorrendo. Costoro non sono, ovviamente, garantiti da alcun decreto governativo e da alcun ammortizzatore sciale. E uno studio della Cgil conferma che una persona su tre in Sicilia lavora in nero. Ambulanti, tuttofare, ma anche colf e badanti che da un giorno all'altro si sono trovati senza un euro in tasca. Il nocciolo della questione dunque - al di là della speranza che il contagio rallenti presto e con esso l'isolamento sociale imposto per contenerlo - è tutta squisitamente politica. Se il malcontento e la contestazione dovessero crescere in modo esponenziale, mettendo a rischio la tenuta sociale di una parte del Paese, non si potrebbe certo assistere a folle che reclamano prodotti alimentari mentre vengono represse a suon di idranti e manganelli. Occorre dunque una risposta politica, un aiuto economico concreto che possa sedare i focolai della ribellione. Non è un caso che già qualche giorno fa il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e quello di Siracusa Francesco Italia, entrambi distanti dal provvedimento-manifesto dei Cinquestelle, abbiano chiesto un'estensione del reddito di cittadinanza alle fasce più deboli. E ieri il leader del M5S, Vito Crimi, ha ribadito «l'esigenza di estendere il reddito di cittadinanza a tutti i cittadini che non guadagnano a causa delle restrizioni per arginare il contagio Covid-19». --© RIPRODUZIONE RISERVATA