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Donatella Zorzetto / PAVIAIl "paziente 1" tornerà a casa con un grande dolore e una grande gioia. Il grande dolore è la morte di suo padre Moreno, una delle 62 vittime di Castiglione d'Adda, tra i dieci Comuni della zona rossa del Lodigiano falcidiati dall'epidemia Covid-19. La grande gioia è l'imminente nascita di sua figlia: la bimba dovrebbe venire alla luce il 3 aprile prossimo. Mattia, il "paziente 1" di Codogno, manager 38enne dell'Unilever di Casale, infettato da Coronavirus e ricoverato il 20 febbraio scorso, lascerà il San Matteo di Pavia domani mattina. L'incubo è finito«Grazie», ha detto ai suoi medici quando ha capito che sono stati loro a trasformare il virus che l'ha colpito in un ricordo. Un vero incubo, finito l'11 marzo scorso, quando, dopo 18 giorni di Rianimazione, in cura dal professor Giorgio Iotti, aveva iniziato a respirare autonomamente. «Dove sono? A Lodi», aveva chiesto a Iotti. Stralunato, dimagrito 15 chili. Quasi fosse stato catapultato sulla terra, reduce da un viaggio senza tempo. Quel giorno il timone, ossia il compito di guarirlo, è passato nelle mani del primario di Malattie infettive, il professor Raffaele Bruno. Insieme, Iotti e Bruno, l'hanno salvato. «Mattia non chiede altro che di andare a casa - spiega Bruno -. Pensa a suo padre, e questo gli provoca un grande dolore, ma anche alla sua bambina, che sta per nascere. Vive sentimenti contrastanti. È consapevole di essere stato vicinissimo alla morte».Sta bene«Ora sta bene: lo conferma l'esito, negativo, dei tamponi a cui è stato sottoposto in questi giorni - prosegue Bruno -. Una volta a casa potrà condurre una vita normale, come quella di tutti noi. Perchè è da considerarsi guarito a tutti gli effetti».Il "paziente 1" è stato un esempio clinico per tutti quelli che gli sono succeduti. Da sportivo quale è, ma anche vista la sua giovane età, è riuscito a prevalere sul virus. Un risultato ottenuto anche grazie alla terapia mirata a cui è stato sottoposto, studiata da Bruno e dal collega responsabile del laboratorio di Microbiologia e Virologia del policlinico di Pavia, il professor Fausto Baldanti. Ne parla lo stesso Bruno: «Si tratta della somministrazione di due specifici antivirali, una terapia empirica ragionata sulla base delle esperienze maturate in Cina e Corea. I farmaci sono Lopinavir - Ritonavir e Ribavirina, in quest'ultimo caso un vecchio antivirale usato anche per la terapia contro Aids ed Epatite C. Infine è prevista una terapia antibiotica per evitare complicanze di tipo batterico».Il raccontoA Mattia abbiamo raccontato ciò che è successo, ma per gradi - spiega il primario di Malattie infettive -. Quella che l'ha colpito è una malattia molto impegnativa, che fortunatamente ha avuto un decorso favorevole. Tuttavia, quando una persona è da tempo in terapia, prima intensiva e poi sub intensiva, bisogna essere delicati. Del periodo trascorso in Rianimazione si sono occupati i miei colleghi sotto la guida del professor Iotti. Anche di quello al paziente abbiamo raccontato tutto. In queste ultime settimane, da quando si trova nel nostro reparto, lui si è reso conto che lo stavamo riabilitando».Domani si apriranno le porte del San Matteo. Mattia è tornato a vivere. Ma anche l'équipe di medici che l'ha salvato ha imparato qualcosa: come affrontare e combattere il virus. «Noi medici siamo manovali - conclude Bruno -. Iimpariamo sempre, da tutti i nostri pazienti». --