Il Piemonte trema negli ultimi due giorni casi quasi raddoppiati
Andrea Rossi / torinoDodici nuovi morti, soltanto nel pomeriggio di ieri. Oltre centosessanta dall'inizio dell'epidemia. Ma anche una prima buona notizia, dopo giorni di assedio: sono guarite tre persone. Nelle ore più difficili il Piemonte si aggrappa a tutto, va a caccia di segnali per scongiurare l'incubo che aleggia da giorni: diventare una replica della Lombardia. Uno scenario evocato dall'uomo simbolo della guerra al virus, il responsabile del reparto malattie infettive dell'Amedeo di Savoia di Torino Giovanni Di Perri: «Siamo sette-otto giorni indietro rispetto alle aree lombarde più colpite. Ora, in Piemonte, lo sciame epidemico è decisamente più elevato. E per di più non si sta contrastando l'epidemia. Ce ne stiamo chiusi in casa aspettando che passi l'onda. Invece, aumentare i tamponi permetterebbe di avere un quadro aggiornato e affidabile sull'andamento dell'epidemia, e di prendere tutte le iniziative del caso». Ieri il Piemonte ha chiuso la giornata con 2.659 casi positivi, 600 in più rispetto al giorno precedente, 1.100 più di lunedì. E con 22 vittime in più di martedì. Torino comincia a preoccupare: non tanto per i morti (35) e nemmeno per il numero assoluto di casi (1.171) piuttosto per la crescita esponenziale di questi numeri. I contagiati lunedì sera erano 543. «Dall'inizio dell'epidemia fino a sei giorni fa - il 12 marzo -, si registravano in media 20 positivi ogni 100 tamponi eseguiti», spiega il fisico dell'Università Alessandro Ferretti, che ha pubblicato un report matematico sull'andamento del contagio. «Negli ultimi sei giorni, invece, l'incidenza è quasi raddoppiata: adesso i positivi sono 36 ogni 100 test fatti». Comincia a tremare anche Cuneo, la provincia che fino ad ora sembrava aver evitato l'escalation. Da ieri Marene, 3 mila abitanti, è zona rossa: vietato uscire, negozi aperti solo la mattina, un piano per la spesa a domicilio. «Ho emesso una nuova ordinanza, ancora più restrittiva» racconta la sindaca Roberta Barbero. E poi c'è il dramma di Alessandria: più di un terzo dei morti piemontesi arriva da lì. I contagiati sono 408, un terzo di Torino, ma con un quinto della popolazione. A Tortona i numeri sono esplosi: prima sei contagi in una sala da ballo molto frequentata anche da lombardi; poi il caso della casa delle Piccole suore missionarie della Carità, 16 religiose positive al virus, ora ricoverate in ospedale, e un'infezione dilagata perché per giorni nessuno ha avvertito le autorità.All'ospedale della città è stato inviato un commissario, Giuseppe Guerra: «Abbiamo aperto ieri un nuovo reparto di 19 posti, subito occupati: Alessandria aveva il pronto soccorso che stava scoppiando e ci ha inviato 15 pazienti; altri 4 sono arrivati da Novi Ligure». Dopo un duro scontro tra Di Perri e i vertici dell'Unità di crisi della Regione ieri la giunta guidata dal presidente Cirio ha riunito gli esperti e preso una decisione: nei prossimi giorni l'obiettivo è raddoppiare i tamponi, soprattutto per le categorie a rischio. Il Piemonte finora ne ha eseguiti poco più di 8 mila, la Lombardia oltre 40 mila, il Veneto 35 mila, l'Emilia Romagna oltre 13 mila. Ormai è chiaro che i divieti da soli non bastano se non si individua - e si isola - il maggior numero possibile di positivi. Anche per questo a Torino sono arrivati quattro nuovi macchinari che impiegano solo un'ora ad analizzare i tamponi. --(ha collaborato Maria Teresa Marchese)© RIPRODUZIONE RISERVATA