Infermiera con la febbre da 4 giorni aspetta il test
Testimonianza/2Da quattro giorni attende un tampone, che non viene fatto. Eppure M.G, 42 anni, infermiera del San Matteo anche se impegnata in un reparto che non è d'emergenza, i sintomi del contagio Coronavirus li ha tutti: febbre a 39°, tosse, spossatezza. La sua vicenda, che si protrae da quattro giorni, appunto, non è affatto conclusa. E per certi versi è emblematica. «Spiega come noi dipendenti non possiamo avere la garanzia di tutela della salute che ci meritiamo - afferma -. Dovrebbero assicurarci un trattamento veloce e riservato proprio perchè se ci ammaliamo questo avviene perchè lavoriamo in corsia, sempre a contatto con i pazienti. Anche infetti».Possibile contagioTutto è cominciato quattro giorni fa. È lei a raccontarlo. «È da vent'anni che lavoro al San Matteo, conosco reparti e meccanismi. Nei giorni scorsi ho lavorato in corsia per assistere pazienti acuti, non ammalati di Coronavirus. Tutto normale, finchè ho saputo che una signora ricoverata, che assistevo, ha manifestato sintomi sospetti. Sottoposta a tampone, si è rivelata positiva al Covid-19. Ho iniziato a preoccuparmi quando, il giorno successivo, anch'io ho cominciato ad avere febbre». Essendo infermiera, M.G. non si è persa d'animo: ha iniziato a prendere farmaci per tamponare la febbre. «La Tachipirina non funzionava - spiega -. Ho dovuto prendere un altro farmaco e questa volta la febbre si è abbassata. Solo che il giorno successivo era salita a 39? e quindi ho telefonato al numero per l'assistenza Coronavirus. Mi hanno detto che avrei dovuto chiamare il mio medico di base e fare un tampone. Ho telefonato al medico, il quale mi ha spiegato che lui di tamponi non poteva certo farmene e che avrei dovuto andare in Pronto soccorso. Cosa che ho fatto subito dopo. Intanto la febbre rimaneva a 39?».Dieci ore d'attesa«Una volta arrivata al Pronto soccorso di Malattie infettive, nonostante mi sia presentata e abbia spiegato la necessità di una visita urgente, mi hanno invitato a sedermi sostenendo che avrei dovuto attendere 10 ore prima di essere vista da un medico, perchè i pazienti erano tanti - prosegue M.G. -. Nelle mie condizioni non sarei riuscita a rimanere una notte seduta su una sedia, così ho deciso di tornare a casa, proseguire con i farmaci per abbassare la febbre e monitorare il mio stato. Purtroppo la temperatura è rimasta alta, quindi l'altra sera ho dovuto tornare al Pronto soccorso. Questa volta mi hanno visitato, fatto una radiografia, poi un elettrocardiogramma e basta. Nessun tampone. Mi hanno solo detto di tornare a casa e prendere un antibiotico». L'infermiera conclude: «Ad oggi non so se sia positiva o meno al virus. Ma quello che più mi fa arrabbiare è il fatto che un dipendente del San Matteo non può essere trattato in questo modo. Dovremmo avere sufficienti garanzie nel caso ci ammalassimo, proprio a causa del lavoro che svolgiamo in ospedale. Invece non è così. Per noi i tamponi non ci sono». --D.Z.