Baldiraghi, lo sportivo appassionato d'arte «A casa riscopro il piacere di dipingere»
IL PERSONAGGIORoberto Lodigiani«Sono nato a Pavia e qui ho sempre vissuto, quando abitavo vicino al Ponte Vecchio, uscire la sera era la regola. C'era sempre un mare di gente, i bar strapieni. Le immagini di adesso, di una città fantasma, senza un'anima in giro, mi atterriscono. Un colpo al cuore». Da uomo di sport, Massimiliano Baldiraghi, allenatore dell'Omnia Pavia di basket, sta vivendo l'emergenza Coronavirus con la sofferenza ulteriore della forzata lontananza dai campi e dall'adrenalina dell'agonismo. Classe 1967 (è nato il 9 maggio), diplomato geometra, ma nel mondo della pallacanestro da sempre, quel soprannome di Pat (da Pat Riley, l'allenatore dei mitici Los Angeles Lakers anni Novanta, lo squadrone di Jabbar, Magic Johnson e delle sfide con i Boston Celtics di Larry Bird) che gli è rimasto appiccicato addosso, Max è costretto come migliaia di altri pavesi ad aspettare tappato in casa che l'emergenza Coronavirus finisca.serie tv e l'hobby dell'arte«Trascorro le giornate tra le serie poliziesche in tv, di cui sono grande appassionato - racconta - qualche buona lettura, rivedendo e gustando con calma vecchie partite di repertorio, soprattutto di tennis, altra mia passionaccia, ma anche rendendomi utile. Come? Facendo la spesa a mia madre anziana, aiutando mia moglie nelle pulizie e in cucina. L'altra sera, ad esempio, abbiamo fatto la polenta», aggiunge sorridendo. Da sportivo, Baldiraghi non può privarsi della sana attività fisica: «Abito in via Vivai, nella zona di San Lanfranco - spiega - pochi passi e sono da solo in mezzo ai boschi, una corsetta mattutina ci sta. Aiuta a rilassarsi». La pausa obbligata gli ha permesso di dedicarsi fuori stagione a un altro suo grande amore, quello per l'arte: «Dipingo quadri astratti, informali. Di solito lo faccio d'estate, quando i campionati sono fermi, adesso ne sto approfittando per completare un paio di lavori che erano rimasti in sospeso».Baldiraghi non dimentica, ovviamente, di essere un coach, un allenatore (con fama di "sergente di ferro") che deve pensare alla truppa. I compiti a casa«Sento i giocatori in pratica quotidianamente. A ognuno con il preparatore atletico abbiamo dato i "compiti a casa", esercizi per tenersi in forma. Ho consigliato anche una bella ripassata generale di tattica, avvalendosi dei tanti spunti offerti da internet. Cerco di motivare i ragazzi sottolineando che prima o poi i campionati ripartiranno e bisognerà farsi trovare pronti per quel momento. Beninteso, fermarsi è stato sacrosanto, l'Italia fortunatamente si è mossa prima degli altri in Europa, ma trovare gli stimoli e dare la carica giusta in questa situazione inedita e complicatissima, non è semplice. Noi stavamo bene, con due vittorie importanti in trasferta e una buona posizione di classifica in ottica play off, dovremo ricominciare da lì».Il tecnico dell'Omnia non ha trascurato i tifosi, spesso arma in più dell'Omnia nelle partite giocate al PalaRavizza: «Ho postato un video su Facebook proprio per spiegare loro perchè era necessario affrontare questo sacrificio. Anche l'Nba, il campionato professionistico americano, malgrado gli enormi interessi in ballo, ha bloccato immediatamente tutto per almeno trenta giorni al primo caso positivo. La salute innanzitutto».A preoccupare è anche la durata della crisi: «Io sono un po' ipocondriaco - dice Baldiraghi - non sapere quando ne usciremo e conoscere, invece, quanto alti siano i rischi di un contagio, spaventa davvero. I giocatori scalpitano, non ne possono già più. Me lo diceva l'altro giorno anche il nostro capitano Benedusi: "Coach, non ci voleva proprio...". In trent'anni di sport, una cosa così non è mai successa. Ma dobbiamo affrontarla convinti di farcela». --© RIPRODUZIONE RISERVATA