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EducazioneDobbiamo spiegareai nostri figli...Ci vogliono coraggio e determinazione a dire al proprio figlio adolescente di non frequentare i propri amici, di non andare al parchetto quando è affollato, di mettere la mascherina anche se non è molto estetica...Non dobbiamo avere paura che i nostri figli si arrabbino, ci insultino, minaccino comportamenti ancora più gravi.In questo momento dobbiamo riuscire a essere fermi e autorevoli, non è il momento del tanto amato compromesso: il divieto è un divieto, non può essere una via di mezzo. La richiesta inderogabile è "stare a casa". E anche noi dobbiamo dare il buon esempio.Quella che i nostri studiosi, psicologi e pedagogisti chiamano "famiglia affettiva" deve riscoprire la capacità di "dire di no". Le famiglie non possono diventare l'anello debole della nostra società: gli appelli del governo non servono se i genitori non fanno la loro parte che nessuno può fare al loro posto.E' il momento di svolgere la nostra funzione di genitori, di coloro che hanno la responsabilità della salute della propria famiglia e del comportamento dei propri figli.La responsabilità che abbiamo è nei confronti della comunità in cui viviamo, della città in cui abitiamo, dello stato di cui siamo cittadini, del personale sanitario che sta lavorando con grande abnegazione. E' il momento della responsabilità, di esercitarla e di insegnarla.Si tratta di una occasione importante da cogliere anche dal punto di vista educativo. Educare al valore del rispetto per se stessi e per gli altri, al valore della solidarietà e della responsabilità collettiva. E' necessario per il futuro della nostra società che i nostri ragazzi sappiano fare una rinuncia, un sacrificio per evitare un pericolo che magari non sono in grado di cogliere immediatamente, che pensano che non riguardi primariamente loro stessi (i ragazzi infatti sono convinti di non potersi ammalare, ma non sempre sanno che possono essere portatori sani) ma che esiste e mette in difficoltà l'intero sistema già quasi al collasso.Dobbiamo spiegare ai nostri figli che se faranno questo sacrificio anche loro contribuiranno a far finire tutto prima, anche loro potranno tornare prima alla vita normale, il Paese potrà riprendersi economicamente in tempi più rapidi.Se c'è qualcosa che questa epidemia può insegnarci è riscoprire finalmente il valore dell'educazione al comportamento morale, nella consapevolezza che agire con correttezza e responsabilità per la propria comunità è la cosa migliore che possiamo fare anche per noi stessi.Michela Foglianipsicoterapeuta e docente di psicologia, PaviaPaviaTanti lavoranoper noi (al sicuro)Chi firma questo pezzo lo ha scritto dal proprio domicilio, lodevolmente rispettando la regola di starsene in casa. Abbiamo chi ci porta la spesa ordinata on-line e la depone sul pianerottolo. Abbiamoil bus con autista che, schermato dai vetri del gabbiotto, mentre lo tempestiamo di domande sulla regolarità dei mezzi pubblici, ci conduce in città dalla residenziali periferie per le nostre piccole commissioni.Abbiamo una fornita dispensa di olio, pasta, riso, tonno, pomodori, che sono stati prodotti, imballati e trasportati da altri che, collocati in un remoto limbo del creato, vanno senza requie lavorando.Ben bardati abbiamo sfidato il mondo fuori e fatto scorte all'ipermercato per il cane che mangia come un lupo. Alle casse abbiamo intravvisto alcune giovani commesse stravolte con gli occhi vitrei.Siamo tornati a casa: la tv trasmetteva un lodevole Fiorello che ci ha consigliato di giocare a monopoli o a risiko. Allora ci siamo ribellati e, come in una nostra vecchia canzone " ci siamo svegliati".A chi ha il potere per farlo, e la volontà politica di agire in spirito costituzionale di uguaglianza e solidarietà sociale, chiediamo ora conto delle vite e della sicurezza degli altri. Quegli "altri"che , collocati in un limbo non tanto remoto, sono costretti a produrre, costretti a viaggiare, costretti a lavorare, precari e non precari, sotto ricatto e non sotto ricatto, comunque pressati.Questi "altri" sono portatori del nostro stesso diritto di tutelare, restando a casa, la propria salute che equivale a quella collettiva, e hanno lo stesso nostro dovere di salvaguardare l'intero mondo salvaguardando se stessi. Andremo avanti a produrre aspirapolveri? O riso ? O pomodori in scatola ? O acqua minerale? Forse è tempo di bere acqua dal rubinetto. Potesse servire almeno questo piccolo gesto a non piegare ai nostri arroganti bisogni chi incessantemente produce, lavora, viaggia, imballa, confeziona, a beneficio non di una legge inscritta nella natura del creato, ma storicamente crudamente definita, che reca questo nome: profitto.Annalisa Alessio Mario Albrigoni. Anpi Pavia