Palestre chiuse fino a fine mese «Ora rischiamo il fallimento»
PAVIA. Oltre 600 imprese e più di 1500 adetti, ancora fermi per circa un mese. Sono questi i numeri del mondo del fitness pavese, che rischia di andare in crisi a causa delle restrizioni imposte dall'emergenza Coronavirus. Secondo gli ultimi dati, 1 pavese su 5 frequenta palestre e centri benessere per mantenersi in forma.Ma, da quando è scoppiata l'epidemia, queste strutture sono state le prime ad essere colpite dai provvedimenti restrittivi. Stangata sul settoreIl più pesante è contenuto nell'ultimo decreto del governo: se prima si era aperto uno spiraglio con la possibilità di far entrare i clienti ad almeno un metro di distanza l'uno dall'altro, il provvedimento del 4 marzo scorso ha imposto, solo per tutta la regione Lombardia e per la provincia di Piacenza, la sospensione per quasi un mese, fino al prossimo 3 aprile, «delle attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali». Un provvedimento che rischia di mettere in ginocchio questo genere di attività che, senza gli introiti degli abbonamenti e degli ingressi dei clienti, a breve rischiano di non riuscire più a pagare gli stipendi ai dipendenti e le spese fisse come le utenze. E non bastano le iniziative di questi giorni, i corsi e i tirocini online per tenere un contatto continuo con i propri clienti. Ma c'è chi ha deciso di rompere il silenzio e far sentire le sue ragioni. Titolari e gestori«Andando avanti di questo passo la prossima settimana dovrò comunicare ai miei creditori e ai dipendenti che non riuscirò più a pagarli»: a parlare è Marco Michelini, uno dei titolari della palestra "Training Space" di corso Cavour, a pochi passi da piazza della Minerva, che dà lavoro a sei dipendenti tra istruttori e collaboratori.«La decisione di mantenere la distanza di un metro e far rispettare le norme igieniche mi è sembrata di buon senso, perché almeno ci dava la possibilità di rimanere aperti - commenta Michelini -. Ma restare chiusa per sei settimane per un'azienda significa rischiare di non riuscire più a riaprire. Purtroppo si parla poco di questo aspetto, ma tra le attività commerciali ci sono palestre, piscine, studi di personal trainer che rischiano davvero di non farcela a pagare gli stipendi e le bollette». Per questo gli operatori del settore chiedono alle istituzioni un gesto forte e concreto di sostegno a queste realtà: «Servono misure reali e immediate, in sinergia con i Comuni e le associazioni di categoria per aiutare le nostre attività - aggiunge Michelini -. Magari prevedendo una deroga come per i bar, che non possono servire i clienti al bancone, ma possono farlo ai tavoli ad una distanza adeguata. Cerchiamo di usare il buon senso. Se nel mio studio invece di otto persone ogni ora riesco a farne venire anche solo tre sarebbe già un grande messaggio di fiducia». Altri operatori si sono già mobilitati ed è partita una richiesta diretta di aiuto, tramite una petizione alla Regione Lombardia per chiedere la riapertura immediata delle palestre: tra i sottoscrittori c'è anche la palestra "FitActive" di Vigevano, in corso Repubblica. «Siamo stanchi di vedere le nostre palestre senza di voi. Gli allenamenti a distanza o al parco non bastano, vogliamo riaprire le nostre strutture 24 ore su 24 7 giorni su 7 - è l'appello lanciato dalla struttura -. Vogliamo far sentire insieme la nostra voce sostenendo la riapertura delle palestre. Cerchiamo solo delle risposte da un ente competente perché il decreto non da disposizioni chiare per tutte le attività. Perchè si lasciano aperti bar, ristoranti, e altri luoghi di aggregazione e se ne fanno chiudere altri come le palestre?». Chi paga gli stipendi?Sulla questione interviene con preoccupazione anche l'Anif (Associazione nazionale impianti fitness), che riunisce anche diverse società e associazioni sportive sul territorio pavese. «I centri sportivi non potranno onorare a breve, per gli impianti fermi, gli impegni con i propri collaboratori che lavorano nelle società e associazioni sportive - afferma l'associazione -. Il settore impegna migliaia di persone (dai bagnini agli istruttori di nuoto, agli istruttori di sala fitness e corsi di ginnastica, agli addetti all'accoglienza e alla manutenzione) e sono a rischio molti posti di lavoro, essendo l'attività chiusa come da ordinanze. Si tratta di cittadini che irrimediabilmente si troveranno in una condizione di difficoltà economica rilevante. Tale situazione si ripercuoterà con effetti a cascata sugli altri settori del mondo del lavoro contribuendo al rallentamento dell'economia generale». --Oliviero Maggi