Senza Titolo

Una settimana senza scuola, in quarantena, all'improvviso: la Lombardia ha chiuso le scuole e imposto riduzioni a molte attività nell'intento di rallentare il dilagare del nuovo Coronavirus Covid19 dopo il primo caso di contagio conclamato, a Codogno, a pochi chilometri dalla provincia di Pavia. Come l'hanno presa i ragazzi delle scuole? Cosa stanno facendola casa? Abbiamo chiesto ad alcuni ragazzi che partecipano al laboratorio di giornalismo di raccontarcelo in prima persona. La paura«Dal primo caso di coronavirus in Italia sono iniziate le procedure di sicurezza per ridurre al minimo i contagi e la diffusione delle norme igieniche da applicare quotidianamente - scrivono Irene Santos e Chiara Scorbati dell'istituto Alessandro Volta di Pavia -. I maggiori luoghi di aggregazione sono stati chiusi, scuole, università, discoteche... Il CoVid 19 ha messo alla prova la capacità di reazione del nostro governo e la società. Quest'ultima in particolare ne ha risentito molto. Gente che si accalca nei supermercati svuotando scaffali e litigando per le bottiglie d'acqua, igienizzanti e mascherine venduti a prezzi esorbitanti, strade e piazze vuote... Timore di essere isolati come zona rossa o semplice isterismo di massa? La reazione che ha avuto la Cina in confronto a quella del nostro paese non è paragonabile... Mi trovo a dover essere d'accordo con la virologa Ilaria Capua, l'Italia, purtroppo, si è mostrato come un paese confuso e questo dovrebbe spaventare molto più del virus in sé». il tempo«Un problema causato dalla chiusura delle scuole riguarda lo sfruttamento del tempo a casa - scrive Silvia Mangialajo Rantzer, studentessa del Copernico e autrice delle fotografie della pagina - . Cosa fare per un'intera settimana? La questione non mi sarebbe così cara se qualsiasi luogo ludico o d'incontro fosse aperto. Di conseguenza mi sono arrangiata: spendo le mie giornate a fotografare ciò che mi attira o a disegnare personaggi inventati. Inoltre leggo senza sosta, ho già divorato due libri. Finalmente posso concedere attenzioni al mio fratellino: gioco con lui, ci godiamo un film insieme (stiamo riguardando "Pinocchio" di Comencini), ci immaginiamo storie e luoghi fantastici. Dato che amo stare all'aria aperta faccio lunghe passeggiate, con gli auricolari nelle orecchie e la mia musica preferita. In più dovrò anche portarmi avanti con lo studio, non capita spesso una lunga settimana per studiare con calma». «Questa settimana è trascorsa più lentamente di quanto pensassi - scrive Anna Paternò, Cairoli -.Ho alternato le mie giornate tra casa e visite alla Maugeri, nonostante gli ospedali avessero annullato diverse prenotazioni. L'altro giorno mi sono trovata davanti a una situazione mai vissuta prima: essendo abituata a vedere molta gente durante i controlli in allergologia, per me è stato molto insolito essere l'unica paziente in attesa. Ciò che mi ha lasciata più allibita è stata dover andare a fare la spesa con mia mamma e oltre a non riuscire a trovare parcheggio nel nostro supermercato abituale, comprare lo stretto necessario è stato abbastanza difficile, gli scaffali erano praticamente vuoti. Questa cosa mi ha fatto riflettere su quanto le persone siano poco altruiste e non pensano mai a chi verrà dopo. Questo periodo l'ho vissuto abbastanza male, soprattutto dato l'allarmismo chi mi sta vicino che più volte mi ha ripetuto che in cinquant'anni della sua vita non aveva mai visto una situazione del genere. Il tempo l'ho trascorso con mia mamma vedendo serie televisive e leggendole "Le ultime lettere di Jacopo Ortis». --© RIPRODUZIONE RISERVATA