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il casodall'inviato a OlbiaNicola PinnaDavanti alla sede e agli hangar di Air Italy la parola più ripetuta del giorno è Ryanair. E mentre raccontano rabbia e disperazione di fronte alle telecamere, assistenti di volo, piloti e meccanici cercano di raccogliere notizie a molti chilometri di distanza. «Cosa dicono gli irlandesi? È vero che vogliono fare un'offerta per acquisire una quota della nostra società». No, non è vero. La notizia circolata mercoledì pomeriggio era solo un modo di attirare l'attenzione e ieri mattina a Milano i rappresentanti della low cost più aggressiva del mercato europeo hanno chiarito meglio le cose. Piazzano un altro aereo a Malpensa, inaugurano una nuova rotta per Cagliari e con tariffe scontate si sostituiscono all'agonizzante Air Italy. In più, annunciano di voler aprire una base a Olbia, in uno dei pochi scali italiani in cui gli irlandesi hanno sempre trovato la pista chiusa. La strategia è chiara e i 1.200 dipendenti del vettore sardo non la prendono come un gesto di solidarietà. «Hanno lanciato tariffe promozionali in concomitanza con l'annuncio della liquidazione della nostra compagnia - se la prendono gli assistenti di volo - Sembra che gioiscano per il rischio chiusura di un concorrente e corrono a prendersi i suoi clienti». Nei cieli dunque è già iniziato l'assalto alle rotte e ai clienti della storica compagnia dell'Aga Khan, ma tra Olbia e Roma si cerca una strategia per evitare la liquidazione prospettata dall'assemblea dei soci. Qualcuno tenta la mediazione col principe fondatore della Costa Smeralda e dell'ex Alisarda e qualcun altro annuncia gli scenari possibili: a iniziare dall'ipotesi del divorzio con Qatar Airways e la creazione di una nuova società. Nel frattempo, il Pd della Sardegna e quello della Lombardia lanciano la proposta di una partecipazione delle due Regioni nella società che rischia la liquidazione. La Cgil traporti la sostiene. «Il modello adottato in Corsica, con la compagnia aerea a partecipazione pubblica, ci dimostra che il quadro normativo lo consente - sostiene il consigliere regionale del Pd della Sardegna, Giuseppe Meloni -. La ristrutturazione del debito ovviamente non deve essere a carico della parte pubblica, ma l'intervento può essere un modo per ottenere un rilancio». A Milano, nelle stesse ore, Ryanair convoca in fretta e furia una conferenza stampa, esprime solidarietà ai colleghi di Olbia ma dice senza giri di parole di essere pronta ad aggredire il mercato della Costa Smeralda. «Sappiano che l'aeroporto di Olbia non è pubblico ma privato, gestito per l'80% dalla stessa holding proprietaria di Air Italy - sbotta Alessandro Brandanu del sindacato Usb -. Qui non troveranno quei contributi pubblici che sono stati assicurati loro in molti scali d'Italia». Ryanair, comunque, non perde tempo. Non solo lanciando promozioni ai viaggiatori. «Molti colleghi hanno già ricevuto proposte di colloquio attraverso i social network - racconta un pilota -. Sembra un'opportunità ma a noi questo sembra un modo di approfittare di una situazione drammatica». E comunque la pensino a Olbia, Mark Duffy, vice direttore delle risorse umane della low cost irlandese fa addirittura un video e lo pubblica sui social. In inglese invita i colleghi italiani che rischiano il licenziamento a fare un colloquio, ma in italiano fa una premessa: «Mi dispiace per la liquidazione della compagnia Air Italy». --© RIPRODUZIONE RISERVATA