Morì dopo l'intervento, assolti i tre medici

Maria FioreSTRADELLA. Erano accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di un paziente, deceduto nel 2013, per le complicazioni di un intervento alla colecisti. La parte civile aveva chiesto quasi un milione e mezzo di euro di danni, ma ieri mattina per i tre medici dell'ospedale di Stradella è scattata l'assoluzione. Per il giudice Raffaella Filoni non ci sono dunque responsabilità a carico di Gian Silvio Fossati, 72 anni, di Pavia (difeso dall'avvocato Fabrizio Gnocchi) e Andrea Viezzoli, 50 anni, di Pavia (difeso all'avvocato Orietta Stella), assolti «perché il fatto non costituisce reato», e nemmeno per Cristina Cartari, 40 anni, di Borghetto Lodigiano (difesa dagli avvocati Massimo Bernuzzi e Paolo Gelmetti), «per non avere commesso il fatto». Delusi i familiari della parte offesa, ieri in aula alla lettura della sentenza. «Aspettiamo le motivazioni per valutare l'appello», è il commento degli avvocati di parte civile Fabio Bellinzona e Claudio Spada. Il giudice ha chiesto 90 giorni per motivare la decisione.la vicenda Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a quattro mesi per Fossati e Viezzoli e l'assoluzione per Cartari. La procura aveva ricostruito l'episodio sulla base della denuncia dei parenti. Il paziente, un 50enne di Verrua Po, si era sottoposto a gennaio del 2013 a un intervento di colecistectomia. A operare furono i tre medici, che all'epoca dei fatti lavoravano tutti all'ospedale di Stradella. Dopo l'intervento la situazione si complicò. E a marzo lo stesso Viezzoli dispose il trasferimento dell'uomo alla clinica Humanitas di Rozzano. Insorsero alcune complicanze e, in particolare, uno stato di sepsi (un'infezione), una trombosi della vena porta e una situazione di ittero. A Rozzano, nonostante le cure, il paziente morì il 26 maggio 2013. le indaginiIl giorno dopo la vedova presentò denuncia. Un primo magistrato della procura di Milano (dove partì subito l'inchiesta) sulla base di una perizia medico legale, che escluse colpe, chiese l'archiviazione. Ma il giudice delle indagini preliminari non accolse la richiesta e dispose ulteriori accertamenti, oltre alla trasmissione del fascicolo alla procura di Pavia, ritenuta competente per territorio. Una seconda perizia medico legale diede un esito diverso, con ipotesi di responsabilità dei medici. Conclusione che fece partire il processo. --