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il professoreProfessore ordinario di Scienza delle finanze alla Facoltà di Scienze politiche di Pavia, Franco Osculati è segretario della Società italiana di economia pubblica ed è stato assessore provinciale al bilancio. Nel 2014 il docente era stato molto critico con la legge Delrio che ha depotenziato le Province in vista di una abolizione che non è mai arrivata, ma oggi boccia l'ipotesi di un ritorno al passato.Perché sbaglia chi vuole tornare alle Province così come erano prima del 2014?«Perchè il sistema italiano delle autonomie locali è terribilmente complicato e l'applicazione del federalismo fiscale così come lo si immagina oggi peggiorerà ulteriormente le cose in futuro. Come se non bastasse in Italia, e soprattutto in Lombardia, esiste una pletora di consorzi, società, strutture che rendono praticamente impossibile capire chi davvero decide su un argomento qualsiasi. Pensiamo, a titolo di esempio, al caso dell'acqua: se si verifica un problema anche banale, il cittadino non sa a chi deve rivolgersi e per risolverlo devono mettersi in moto amministrazioni diverse con ritardi e una sostanziale mancanza di trasparenza».Depotenziare le province contribuisce alla semplificazione?«Ritengo di sì e la riforma Delrio, se non altro, ha avuto il merito di introdurre una certa semplificazione. Va detto, però, che è profondamente sbagliato, inconcepibile, che presidente e consiglieri non siano retribuiti per il loro lavoro. È stata una concessione inaccettabile a una demagogia inutile».Volendo accelerare sulla semplificazione?«Insisterei sull'accorpamento dei piccoli comuni: non ha senso mantenere amministrazioni i paesi con meno di 5mila abitanti quando si possono realizzare accorpamenti che renderebbero tutto il sistema più efficiente».Chi si oppone all'accorpamento dei comuni replica che c'è il rischio di allontanare i servizi dai cittadini, soprattutto quelli più anziani che hanno più difficoltà a spostarsi.«Non accadrebbe perché accorpare i comuni non significa eliminare gli uffici e portare tutto quanto nelle città. Basta lasciare nei paesi il personale che già c'è e accentrare l'amministrazione per rendere tutto più efficiente ed economico». --S. Ro.