«Cosca Cattaneo: l'ex sindaco fu diffamato da Giovannetti»
pavia. «Innegabile è la portata e valenza offensiva di parole e attribuzioni che inequivocabilmente descrivono la persona offesa alla stregua di esponente di una "cosca" palesemente di estrazione mafiosa, con l'ulteriore accostamento al "mandamento pavese"». Così i giudici della terza sezione penale della corte d'Appello di Milano motivano la sentenza con la quale, il 27 novembre scorso, avevano confermato la sentenza di condanna, in primo grado, nei confronti del blogger Giovanni Giovannetti per diffamazione ai danni dell'ex sindaco - e oggi deputato - Alessandro Cattaneo.Giovannetti, fotografo, blogger ed editore, era stato querelato da Cattaneo per fatti risalenti all'agosto 2013. Sul proprio blog "Dire, fare, baciare", Giovannetti scrisse un articolo per criticare la decisione del Comune di pagare l'indennità di risultato a due dirigenti che, all'epoca dei fatti, erano indagati. Cattaneo venne chiamato in causa nelle ultime righe. Vi si parla, appunto, di "cosca Cattaneo", di "mandamento pavese", i dirigenti vengono qualificati come "picciotti" e si tira in ballo Mario Puzo, lo scrittore americano autore del best seller dal quale venne tratto il film "Il Padrino" di Francis Ford Coppola. L'accostamento alla mafia indusse l'allora sindaco a sporgere querela contro Giovannetti per diffamazione e il blogger fu condannato, in primo grado a Pavia, a una multa di mille euro e a una provvisionale (una sorta di anticipo del risarcimento del danno) di 5mila euro. Tanto che, per raccogliere il denaro necessario a risarcire l'ex sindaco, Giovannetti organizzò anche alcune iniziative.I giudici d'Appello, pur concedendo la sospensione condizionale della pena e la non menzione nel casellario giudiziale, ritengono la «sussistenza e integrazione del reato di diffamazione sotto il profilo oggettivo, senza che possa validamente invocarsi l'esercizio di nessuna delle scriminanti poste a tutela della libera manifestazione del pensiero, nelle sue declinazioni dell'esercizio del diritto di critica e/o cronaca». In parole più semplici, un conto è fare cronaca o proporre una critica, in termini anche aspri, diverso - almeno secondo le due sentenze - è sovrapporre la figura di un sindaco a quella di un boss della criminalità organizzata. La potenzialità di ledere la reputazione emerge dalla «evidente, cristallina (e proprio per questo voluta) offensività delle frasi utilizzate e del ritratto personale delineato». «Ci sono voluti tanti anni - ha commentato ieri Cattaneo - ma almeno c'è la soddisfazione di sapere chi è dalla parte del giusto e chi da quella della diffamazione». --F.M.