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MEDE. Don Siro Damiani è stato il parroco "storico" di Mede, città che accompagnò attraverso i primi due anni della Grande Guerra fino alla morte avvenuta il 17 luglio 1917 all'età di 59 anni. La figura del sacerdote nato a Sannazzaro nel 1858 è stata ripercorsa dal pronipote Gigi Franchini, comico-cantante di Garlasco, in un libro rievocativo. «Ho trovato le sue memorie scritte a mano - spiega Franchini - e ne ho selezionato le più interessanti, da cui traspare tutto il suo cuore generoso per la comunità di Mede. Così ho deciso di scrivere un libro per ricordare in modo degno don Siro, fratello della mia bisnonna Maria».la storiaSubito dopo essere entrato nel seminario vescovile di Vigevano nel 1872, don Siro espresse la volontà di diventare missionario, ma i genitori Francesco Damiani e Teresa Labò si dissero contrari. Così rimase in Lomellina e, nel 1873, fu nominato curato della parrocchia di Garlasco, dove esercitò la carica di economo spirituale a fianco di don Giuseppe Gennaro, futuro fondatore dell'ospizio Sant'Anna, attivo ancora oggi. «Quando qualcuno gli domandava se avesse avuto ripensamenti sulla sua scelta, rispondeva che la fede ha ventiquattr'ore di dubbi e un minuto di speranza», riassume Franchini. Don Damiani fu inviato dal vescovo di Vigevano, monsignor De Gaudenzi, ad Alagna nel 1885 come reggente parrocchiale e l'11 novembre 1894 fece il suo ingresso a Mede succedendo al prevosto don Felice Calvi.Don Siro dovette fronteggiare, in particolare, i socialisti, i radicali e gli anticlericali medesi. «In questa difficile atmosfera seppe però farsi amare per il suo carattere conciliante, l'elevatezza d'ingegno e l'affabilità», scrive ancora Franchini. L'opera di don Siro fu caratterizzata dall'amore per la gioventù. Fondò, ricorrendo a diversi prestiti, l'oratorio maschile San Domenico Savio con annesso circolo giovanile intitolato a San Marziano, patrono di Mede. Molti adolescenti furono avviati al seminario vescovile, in un tempo in cui l'istruzione era appannaggio di poche famiglie. Educatore nel senso più moderno per l'epoca, fu anche fondatore di una filodrammatica il cui motto latino era "Utili dulcis", il dolce all'utile. le dame della caritàIn campo sociale istituì le Dame di carità, che visitavano e aiutavano i poveri infermi. Significativa la sua opera a favore dei combattenti medesi nella Prima guerra mondiale. «Ricordava i parrocchiani al fronte - dice Franchini - spedendo loro ogni mese un vaglia da cinque lire: al di là della somma, don Siro voleva far sapere ai suoi ragazzi che erano sempre seguiti dal pastore della loro parrocchia». Fra i lavori concreti, ancora oggi i medesi possono ammirare il maestoso campanile costruito nel 1904, alto 63 metri e con base quadrata di 5,50 metri di lato. Ma una malattia insidiosa lo colpì e don Siro Damiani morì a soli 59 anni. --Umberto De Agostino