Crollo in galleria, 2 tonnellate di calcinacci

Marco GrassoGenova. Dal soffitto della galleria Bertè, sulla carreggiata della A26, sono crollate due tonnellate e mezzo di cemento. I primi accertamenti della polizia stradale sul tetto del tunnel che si è sgretolato all'altezza del Comune ligure di Masone, confermano ciò che i magistrati sospettavano: non si è trattato di un crollo di poco conto, ed è per un caso fortuito che non ci siano state altre vittime. Nei prossimi giorni il pm Marcello Maresca disporrà una consulenza tecnica sulla galleria, per capire cosa possa aver provocato il cedimento. Nel frattempo, proseguono i lavori di ripristino dei tecnici di Autostrade per l'Italia (Aspi): l'intervento è stato affidato a una società specializzata, incaricata anche di ispezioni sui materiali. Per ora non ci sono tempi certi sulla riapertura della galleria. E, mentre infuria il dibattito sulla revoca delle concessioni autostradali, il procuratore Francesco Cozzi, magistrato che coordina la maxi-inchiesta sul disastro del Ponte Morandi, lancia una stoccata: «Il nodo non è la revoca della concessione, ma il sistema normativo. Deve passare il concetto che chi fa il monitoraggio non può essere controllato, e nemmeno scelto, dalla società concessionaria». Il messaggio è indirizzato in prima battuta al sistema che negli ultimi anni ha regolato migliaia di chilometri di autostrade italiane: Autostrade affidava i controlli a Spea, società in house; i magistrati hanno scoperto come i rapporti sulle condizioni di sicurezza delle infrastrutture, anche sul Morandi, fossero «sistematicamente falsificati». Ci sono tuttavia altre letture, meno dirette, alla luce delle quali possono essere interpretate queste parole. Dopo i primi arresti di metà settembre, Autostrade ha provato a cambiare rotta. Dopo quasi vent'anni l'ex amministratore delegato Giovanni Castellucci è stato sostituito da Roberto Tomasi. Tra le sue prime mosse c'è stata proprio quella di scaricare Spea e affidate i controlli a soggetti esterni. Un segnale forte, insomma, sebbene non sia ancora quanto auspicato dal capo dei pm genovesi: quelle stesse società sono scelte da Autostrade. Ci sono, inoltre, altri soggetti chiamati in causa, a livello politico. In primis il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Se nel tempo sono state sottratte le risorse necessarie per i controlli - ragiona Cozzi - questo non impedirebbe in via del tutto teorica di scegliere o vagliare i soggetti deputati ai controlli. Negli Stati Uniti, ad esempio, in presenza di concessioni esistono agenzie di controllo di indipendenti». Quanto alla via della revoca, non è un mistero come molti giuristi abbiano messo in guardia il governo, per via delle clausole del contratto che rendono questa strada quantomeno impervia: «Non è un dibattito che ci riguarda - dice Cozzi - la Procura non può e non deve occuparsi di prevenzione». Dopo il crollo della galleria sulla A26, il 30 dicembre, Autostrade ha avviato un'indagine interna. A seguito dei primi accertamenti Spea ha sospeso due tecnici, i firmatari dell'ultimo rapporto trimestrale che aveva certificato che il tunnel fosse in sicurezza. Il report sarà ora acquisito dai pm. --© RIPRODUZIONE RISERVATA