Ibra torna dove è stato re «Sono pronto a lottare per cambiare il Milan»
il personaggioGiulia ZoncaPiù che un ritorno è la chiusura del cerchio. Zlatan Ibrahimovic è arrivato in Italia per lasciare un segno nel calcio nel 2004 e 16 anni dopo questo è il solo posto dove poterlo salutare come si deve. Contratto firmato, annuncio fatto, per almeno sei mesi sarà un giocatore del Milan. Poi si vedrà, resterà comunque in questo mondo, con altri ruoli e ogni destinazione possibile, ma da calciatore è la Serie A che lo ha definito, marchiato: «Ho visto il mio sport a un altro livello».Un talento, un predestinato, comprato dalla Juve della triade per fare la differenza. Quando è arrivato a Torino si è lamentato per le docce, i bianconeri non si allenavano nella loro attuale cittadella e il centro sportivo non era perfetto, ma al primo lamento si è sentito rispondere: «Pensa a vincere». Ha scoperto un'altra mentalità, ha capito di dover ricominciare: «Capello voleva togliermi l'Ajax dalla testa». Ibra doveva cercare la porta da ogni angolo, pensare solo a quella, tirare da ogni dove. Farsi largo. Non l'aveva mai vistacosì, nonostante si sentisse da sempre il centro della scena, non aveva mai realizzato il suo potenziale, non aveva ancora esaltato le sue caratteristiche.Lo ha fatto in Italia, dove allora c'erano quasi tutti i campioni. E si è spostato all'Inter nell'estate di calciopoli senza sentirsi minimamente in colpa: «Non gioco in Serie B». Fuori normaLa fedeltà vale solo per la famiglia (e per il procuratore Raiola), le maglie si cambiano, come i numeri, come gli allenatori. Mourinho dice di lui: «In Zlatan non c'è nulla che sia nella norma». Troppo grosso per essere anche tanto veloce, troppo alto per essere pure coordinato, troppo arrogante per diventare un vero leader eppure tutti gli opposti si sono sempre incrociati in un fisico che ha funzionato alla perfezione, in una personalità capace di trascinare. Prima della parentesi americana ha mancato un titolo in sole due stagioni della lunga carriera, la seconda all'Ajax e la seconda al Milan che iniziava il suo declino. Con lui i rossoneri hanno vinto l'ultimo scudetto: «Ero un salvatore. Un eroe su un cavallo bianco» e il ruolo non è cambiato, dopo otto anni e un ginocchio saltato al Manchester United. Sette mesi fermo e un'Europa League festeggiata in stampelle. Voleva l'Inghilterra per conquistarla, per farla innamorare di lui perché è stato padrone in Svezia, in Olanda, in Italia, in Francia e persino in Spagna dove ha incrociato il solo tecnico per cui non è stato importante, Guardiola.Collezionista di trofeiAll'epoca ha scelto il Milan per rifarsi e senza la rissa con il tecnico blaugrana la società rossonera di quel periodo non avrebbe potuto permettersi il suo cartellino. Eppure c'erano Pirlo, Gattuso, la vecchia guardia pronta a un altro colpo e poi c'era lui, il punto di riferimento, l'uomo dello champagne. Stappava di continuo, collezionista di trofei e di frasi a effetto, la più famosa «io sono il calcio», non è poi una sparata così grossa perché come minimo il calcio lo ha attraversato tutto. È stato nella Juve imbattibile, nell'Inter seriale, nel Barça delle meraviglie, nel Psg senza limiti di spesa, nel Manchester dal marchio inesauribile. Nel Milan che «sa come celebrare il successo», lo ha scritto dopo quel campionato di cui va particolarmente fiero. Ora riveste per la prima volta colori già portati, avrebbe preferito continuare a cambiare e anche continuare a vincere, ma la parentesi negli Stati Uniti gli ha già dato il senso del tempo. Non torna in cerca di trionfi, ma di numeri. È al Milan per contare di nuovo, ma soprattutto è in Italia, dove è diventato Ibra. Né lui né il Milan sono gli stessi dell'ultimo incontro, ma anche stavolta Zlatan torna da un esilio. Sa che i 40 anni sono vicini, ha un contratto di 6 mesi, allungabile a un altro anno, 3,5 milioni più bonus per cominciare. «Iz coming», come da benvenuto ufficiale. Con il numero 11... Zlatan Ibrahimovic: un'operazione nostalgia con orizzonti limitati però anche un nome che dalle nostre parti è sinonimo di scossa. L'ultimo fuoriclasse a scegliere l'Italia come prima destinazione, tenta un altro giro su una giostra che continua ad aver bisogno di luci. Anche di quelle sul viale del tramonto. --© RIPRODUZIONE RISERVATA