Asm Pavia, ancora guai Scarti edili da smaltire: stangata da 2,5 milioni
Maria FiorePAVIA. Poteva gestire fino a 5mila metri quadrati di macerie e scarti da demolizione. Ma l'impianto della società Technostone a Montebellino avrebbe ricevuto, dal 2015, quantità molto più elevate, fino a sette volte il limite autorizzato. Una violazione su cui indaga la procura. L'inchiesta per gestione illecita di rifiuti e deposito incontrollato, condotta dal procuratore aggiunto Mario Venditti e dal sostituto Paolo Mazza, vede coinvolti Mario Cavaliere, ex gestore di fatto dell'impianto, e Marco Giovannetti, ex amministratore unico della società, controllata al 100% da Asm fino al 30 ottobre 2018, data in cui è stata messa in liquidazione. Per questo la grana giudiziaria riguarda anche Asm, che ha dovuto farsi carico del problema (visto che la società non esiste più e Asm è proprietaria del terreno su cui si trova l'impianto) appaltando a due ditte, per quasi 2,5 milioni di euro, lo smaltimento dei depositi non autorizzati, così come chiesto da una prescrizione imposta dalla polizia giudiziaria. La procura, in sostanza, mentre indaga ordina anche che i depositi di rifiuti tornino nei limiti delle autorizzazioni. Una sorta di "bonifica" dell'area. grana per Asm e sindacoIl caso Technostone (la società era nata per gestire il recupero e trattamento di inerti e macerie edili) è la prima vera grana che l'amministrazione Fracassi si trova sul tavolo a maggio, subito dopo l'insediamento della giunta. Ad aprile la procura (che ha ricevuto diversi esposti), attraverso il nucleo di polizia giudiziaria dei carabinieri forestali notifica la prescrizione agli ex amministratori di Technostone. L'impianto di Montebellino deve rientrare nei limiti. Asm, costretta a farsi carico del problema, deve correre ai ripari. In fretta. I vertici decidono, dunque, dopo avere messo al corrente il sindaco Fabrizio Fracassi, di bandire una gara per trovare una società che possa portare via i depositi di inerti che si sono accumulati senza controllo. il maxi appaltoLa prima gara, a giugno, va deserta. Asm decide, quindi, di fare una procedura a inviti, interpellando le aziende, scelte da un elenco, che possono fare quel tipo di servizio. Solo a settembre, dopo avere diviso l'appalto in due tranche, da 1,2 milioni di euro l'una, si trovano due società a Monza e Trezzano, attrezzate per portare via l'ingente quantitativo di inerti che si è accumulato nell'area di Montebellino. I camion sono al lavoro anche in questi giorni. Per avere un'idea della quantità di materiale che si è accumulato senza limiti nell'area (sono visibili le collinette dalla strada) basti considerare che l'attività delle due società dovrebbe concludersi solo entro aprile del 2020. l'indagine giudiziariaMa come si è arrivati a tutto questo? Come è stato possibile che si accumulassero nell'impianto depositi fuori controllo? E come è possibile che Technostone, che ha stoccato ingenti quantitativi di inerti (327mila tonnellate dal 2008 al 2017, per ricavi stimati di oltre 6 milioni di euro), avesse sempre bilanci in sofferenza? Domande a cui potrà rispondere l'indagine aperta dalla procura. Le contestazioni che per ora emergono dall'inchiesta riguardano reati di carattere ambientale (che la prescrizione della procura se rispettata estinguerà) legati all'accumulo dei materiali oltre i limiti. L'impianto nel 2008 aveva l'ok a trattare 30mila tonnellate l'anno di inerti ma poteva mettere in deposito fino a mille metri cubi. Nel 2015 Technostone chiede di aumentare i limiti e viene autorizzata a trattare fino a 190mila tonnellate l'anno e ad accumulare un massimo di 5mila metri cubi. È proprio dal 2015 che cominciano a registrarsi delle anomalie. L'impianto è saturo, perché gli inerti, di norma usati per riempimenti, dopo il trattamento non si riescono a piazzare sul mercato. L'impianto, a quel punto, rispettando i limiti avrebbe dovuto non ricevere più nulla. Per questo vengono tirati in ballo Cavaliere, che è gestore dell'impianto, e Giovannetti, che è amministratore unico (si occupava in quegli anni della parte finanziaria e non operativa). «Il mio assistito ritiene di non avere responsabilità e si difenderà nelle sedi opportune», si limita a dire l'avvocato di Giovannetti, Andrea Schietti di Milano. le verifiche di asm Nel 2017 Asm impone il blocco: niente più macerie nell'impianto. Arrivano anche gli esposti in procura e le verifiche già avviate da Asm si intrecciano con quelle della polizia giudiziaria. Anche Arpa è coinvolta: un drone si alza sull'area e misura l'altezza dei cumuli di inerti. Ci sono circa 35mila metri cubi di macerie. Sette volte quelli autorizzati. Vengono fatte anche analisi e campionamenti: si scopre che solo una parte del materiale accumulato è stato regolarmente trattato. Ad aprile scatta la prescrizione della procura. «L'area è di proprietà di Asm quindi abbiamo ritenuto di farci carico di questa situazione, tant'è che nel bilancio approvato a luglio di quest'anno c'è un fondo da cui abbiamo potuto prendere i soldi che servivano - spiega Francesco Rigano, fino a ottobre presidente di Asm -. Si tratta di una somma rilevante, ma Asm, società pubblica, di fronte alla prescrizione della procura non aveva scelta. Ovviamente abbiamo anche avviato verifiche interne e sono stati avvisati gli organi di controllo della società. All'esito delle verifiche decideremo il da farsi. Si avvierà ogni iniziativa opportuna a tutelare gli interessi della società». --