A Roma le sardine senza un partito riconquistano la piazza "rubata"
Flavia AmabileROMA. Sono Nibran. La giovane ha i capelli nascosti sotto un foulard. La sua voce è decisa, ma si sente a stento: sono lontani i decibel del 19 ottobre quando tutta la potenza sonora e economica del sovranismo permise a Giorgia Meloni di raggiungere anche gli angoli più remoti di piazza San Giovanni con le parole che sarebbero diventate il tormentone di tutto l'autunno. «Sono Nibran - afferma invece oggi la giovane con il velo - sono una donna, sono musulmana e sono figlia di palestinesi. A chi vuole riaprire pagine buie della storia dico "non ci avrete mai, non ve lo permetteremo"». È il riferimento più diretto alla piazza di due mesi fa. L'altro è il colpo d'occhio, la folla. Le sardine avevano lanciato la loro sfida, arrivare a centomila, in modo da restituire una piazza non troppo diversa da quella riempita da Salvini. Secondo i più scettici un obiettivo impossibile. San Giovanni è la piazza più difficile di Roma, il mostro sacro con cui si confrontano solo gli eventi da grandi numeri. Alle 15 sono già decine di migliaia di persone. Alle quattro e mezza sono abbondantemente oltre i centomila. Lo sostengono loro e non si deve essere troppo lontani dalla verità se a quell'ora si sta davvero pressati come sardine in tutta l'area intorno alla Basilica, e anche più in là. Siete 35mila, risponde come sempre al ribasso la Questura. Difficile dire quanti siano effettivamente, ma di sicuro poco meno di quanti ne aveva portati Salvini in piazza con l'aiuto dei pullman messi a disposizione da Luca Zaia. Quel sabato a San Giovanni, infatti, tre quarti della piazza parlava veneto e le bandiere della Serenissima erano ovunque. Stavolta ci sono soprattutto i romani. Sono pensionati, studenti, insegnanti, impiegati: le principali categorie che negli ultimi anni hanno abbandonato il Pd, a volte facendosi sedurre dai Cinque Stelle, altre andando a cercare chi è più a sinistra oppure non andando proprio a votare. È una piazza fieramente schierata, ma tristemente priva di un partito. Fabio Tittarelli regge insieme a un gruppo di amici uno striscione blu. È stato ferroviere, insegnante, sindacalista, scrive romanzi e non ha rinunciato alla voglia di politica. «Siamo venuti tutti insieme in piazza: ci venivamo anche da giovani e continuiamo a venirci da vecchi. Non ci aspettiamo un nuovo partito: un movimento che si rispetti deve rimanere tale. Certo, si inserisce in un vuoto politico evidentissimo. E ora questo movimento attende che la sinistra batta un colpo. Vedremo ora come questa sinistra riuscirà a interpretare questa frustrazione, questa piazza di orfani di una sinistra che non c'è più». Anche Gemma Cusatelli ricorda una sinistra diversa e viene dal mondo della scuola. Ora cammina con una certa fatica ma continua a incontrare nella folla suoi ex alunni che abbraccia, felice. «Sono qui per accompagnare mia nipote e tanti altri loro amici giovani. Sono con loro per far vedere all'Italia che esiste gente che vuole tranquillità, pace, serenità, rispetto degli altri e basta con queste chiacchiere inutili che si fanno. Basta». Basta è una parola che ripetono in tanti, un'idea che unisce generazioni diverse. Viene pronunciata sul Tir-palco più da Mattia Santori. Ne parlano Martina Pitone e Alessandro Allegrezza, studenti universitari. Reggono uno striscione con riferimenti artistici: «Il sonno della ragione vota Lega». «Bisogna essere qui per dire basta non tanto alla Lega e alle sue idee - spiegano - ma del modo di esporle. Basta con la volgarità e l'insulto. Basta con questa declassificazione del ritorno del fascismo. Esiste, è reale, va combattuto». È una studentessa universitaria anche Isabella Geduli, e un basta il motivo del suo essere tra le sardine di piazza San Giovanni. «Sono qui per dare corpo a un pensiero per affermare l'antifascismo, l'uguaglianza, la libertà, e per dire basta alla politica di chiusura voluta da Salvini». Oggi i coordinatori delle Sardine di tutta Italia si riuniranno a Roma «per programmare la nuova ondata di gennaio». Sinistra, se ci sei, batti un colpo. --© RIPRODUZIONE RISERVATA