«I giovani hanno capito l'emergenza sfidando i sovranismi»
l'intervistadall'inviato a New YorkPaolo Mastrolilli«I giovani hanno capito che le emergenze dell'umanità, dal clima alla disuguaglianza, richiedono risposte globali. Nazionalismo e sovranismo non risolvono i nostri problemi, dobbiamo sperare che questi scioperi siano l'inizio di un cambiamento di tendenza in tutto il mondo». L'economista della Columbia University Jeffrey Sachs si occupa di questi temi da anni, anche come consigliere del segretario generale dell'Onu Guterres. Gli scioperi come quello di ieri possono avere un impatto concreto?«I giovani hanno ragione. Tutti i dati più recenti, da quelli in arrivo dalla Cina fino all'ultimo rapporto Onu, confermano che la situazione è orribile e molto pericolosa per il loro futuro. Ciò dipende in parte dalle scelte di Trump, e dalla distrazione del resto del mondo. L'impatto concreto che avranno resta da vedere. Di sicuro hanno avuto un grande effetto sull'Europa, che con gli impegni presi dalla Commissione e dal Parlamento, è diventata la leader sull'emergenza climatica. Bruxelles dovrà usare la sua influenza su Asia e Usa».È possibile convincere Trump a considerare il problema del clima?«La politica Usa è molto corrotta. L'industria dei combustibili fossili spende tanti soldi per comprare i repubblicani, finanziando le loro campagne. Trump è un sociopatico pericoloso, ma riflette le posizioni del Senato a maggioranza repubblicana, che riflette quelle delle compagnie petrolifere. La maggioranza degli americani lo sa e vorrebbe intervenire, ma la corruzione dei repubblicani impedisce di farlo».Lo sciopero è coinciso col Black Friday: la «generazione di Greta» sta cambiando anche l'atteggiamento verso capitalismo e consumismo?«C'è una forte leadership tra i giovani, soprattutto in Europa, ma l'instabilità e le proteste contro la plutocrazia stanno dilagando, dal Cile a Hong Kong, dall'Iraq alla Colombia. La causa è l'incapacità dei governi di affrontare le sfide vere. Se dovesse proseguire, l'effetto sarà l'ingovernabilità dei Paesi. Gli Usa sono più calmi, ma succederà anche da noi».Vuol dire che il sovranismo sta fallendo?«L'ondata nazionalista va contro la realtà, perché fronteggiamo sfide globali, che possono essere superate solo con la collaborazione internazionale. Se persisteremo con le politiche di Trump, Bolsonaro e i populisti europei, diventeremo incapaci di risolvere qualsiasi cosa. I giovani lo capiscono, almeno per l'emergenza clima. Dobbiamo sperare che ciò porti al rigetto complessivo del trumpismo, il sovranismo è antitetico alla realtà».La disuguaglianza è parte dell'emergenza, e molti puntano il dito contro la globalizzazione. Quali rimedi?«La globalizzazione di per sé non è una barriera alla giustizia sociale. I Paesi dell'Europa settentrionale come Svezia, Norvegia, Danimarca, continuano a essere società uguali, ma aperte e impegnate nei commerci internazionali. La globalizzazione entra in questa equazione perché promuove la corsa verso il basso nella raccolta delle tasse, aprendo spazi per i paradisi fiscali e l'evasione. I governi cercano di attirare grandi corporation e ricchi, offrendo facilitazioni, ma perdono risorse per finanziare servizi sociali come sanità, istruzione, asili, essenziali per contrastare la disuguaglianza. Gli Usa hanno guidato questa tendenza, coi tagli voluti da Trump per difendere gli interessi della plutocrazia americana. Il mondo lo sta seguendo, e i profitti finiscono nelle tasche dei più ricchi. Serve una risposta fiscale coordinata, in cui tutti i governi dicano che non permetteranno più l'erosione della base fiscale in rapporto ai ricavi delle grandi aziende. I soldi recuperati dovranno finanziare i servizi sociali che rendono decenti le nostre società e risolvono il problema della disuguaglianza, che alimenta populismo e sovranismo. Si può fare solo con una risposta politica che diventa molto difficile quando la politica è distorta e corrotta come oggi negli Usa». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI