Il Ticino cala idrovore al lavoro Il Borgo respira e si lecca le ferite
PAVIA. Nell'arco di 24 ore il Ticino è calato più di un metro, le acque ritirandosi hanno fatto riapparire le strade e ora inizia la conta di danni e disagi. L'emergenza sembra finita, tanto che i volontari della Protezione Civile nella mattinata di oggi smonteranno la base operativa in piazzale Ghinaglia.L'acqua calaUn lento ritorno alla normalità quello vissuto in via Trinchera il giorno dopo l'ondata di piena: lunedì alle 13 le acque avevano raggiunto il picco di 3,81 metri sopra lo zero idrometrico al Ponte Coperto, mentre le ultime rilevazioni parlano di 2,70 metri in costante calo.Diversi residenti, passato il momento critico, sono usciti di casa mettendosi a spazzare acqua, fango e detriti; altri hanno ancora box e cantina allagati.La piena, arrivata nel giro di poche ore, se n'è andata altrettanto rapidamente, lasciando come ogni volta domande senza risposte e disagi ai quali porre rimedio.Pompe aspirantiÈ solo il momento di rimboccarsi le maniche nei cortili e mettere a posto con carriole e ramazze. E i borghigiani si sono messi subito all'opera con il personale di Croce Rossa e Asm. I primi, capitanati da Gianluca Vicini del comando provinciale e autorizzati dal Comune in caso di emergenze, sono intervenuti con le moto pompe per togliere l'acqua dalle parti inferiori dei palazzi. Gli operai di via Donegani invece per ripulire le strade dal fogliame, dal limo e soprattutto dai detriti lasciati dal Ticino e dal Gravellone: nel giro di poche ore hanno raccolto più di 10 metri cubi di materiale spruzzando successivamente per terra una soluzione a base di liquido anti alga. Rispetto a via Milazzo, via Trinchera a ogni piena deve fare i conti anche con l'antico colatore di acque che si immette nel fiume poco più a valle. La zona è prevalentemente abitata da residenti storici che hanno ancora negli occhi le piene del 1994 e del 2000: «I disagi li abbiamo avuti - ha raccontato Pietro -, ma siamo abituati. Togliamo tutto il possibile dai garage e cantine, soprattutto oggetti come elettrodomestici o mobili».«Credo sia un insieme di concause - ha proseguito Francesco con la scopa in mano -. A nord aprono un po' troppo le dighe, ma in ogni caso ho spostato la macchina il giorno prima e per fortuna la mia casa è leggermente rialzata». Non è andata così bene a Manuela, sul balcone con la figlioletta a causa del cortile completamente allagato. Impensabile uscire di casa: «Vorrei conoscere il progettista di queste case, abbiamo i garage sotto l'altezza del fiume e ogni volta ci ritroviamo in queste condizioni. Abbiamo portato via tutto, è rimasta giù solo la nostra canoa».«Manca un piano»Franco Galmozzi, lì vicino, ha l'aria di chi ne ha viste tante: i ragazzi della Croce Rossa si sono messi al lavoro nel suo cortile con una moto pompa per togliere l'acqua dal cortile e pianterreno: «Ci vorrebbe un piano preventivo su Pavia - ha sottolineato -. Inutile intervenire solo il giorno prima, questa è un'emergenza che si ripete spesso, sarebbero necessarie opere idrauliche».Opere idraulicheIn effetti una piccola chiusa fino ad una ventina di anni fa era in funzione. Un'opera costruita nei primi del '900 nella cosiddetta "arginella" all'inizio di via Trinchera, lungo l'altezza del taglio dell'argine grosso: una tombinatura che sbarrava il passaggio dell'acqua del Gravellone per poi riaprirsi facendola defluire. Era controllata e manutenuta dal fittabile della cascina Trinchera, ma alla sua morte nessuno se n'è più occupato. --Alessio Molteni