La Valpolcevera in ginocchio il fango dopo il crollo del Morandi
il reportageIl livello del fango e dell'acqua, l'altra notte, è salito sino a un metro e sessanta per le strade della Valpolcevera, la valle della tragedia del ponte Morandi. Una zona da sempre terreno di cementificazione, siti industriali prima sfruttati e poi in tanti casi abbandonati. E di richieste inascoltate, come gridano, disperati, i comitati dei quartieri, dopo il nubifragio dell'altra notte che nel quartiere di Fegino si è fatto alluvione. Il 14 agosto di un anno fa i cittadini della Valpolcevera hanno visto crollare il ponte Morandi. Disastro figlio, secondo chi indaga, proprio di allarmi mai tenuti in debita considerazione. E dopo aver pianto i 43 morti del Morandi, le promesse e i progetti di rilancio non sono mancati, certo, dopo il crollo. «Oggi eravamo soli, in mezzo al fango, per pulire e togliere i detriti dal torrente», dice Antonella Marras, storica portavoce del comitato dei cittadini di Fegino. «Avevamo chiesto più volte che il rio venisse messo in sicurezza, con l'avvio del terzo lotto dei lavori. Ora scopriamo che sono senza copertura i 3 milioni di euro previsti dal piano del governo Italia Sicura. Mancano più di 4 milioni. Il Comune di Genova non ci ha ascoltati e proprio quel torrente è esondato ha devastato le nostre case e le nostre attività economiche». Marras è una combattente: «Parleremo con i cittadini, valuteremo se presentare un esposto o intraprendere altre azioni». La pioggia caduta nelle prime ore di ieri mattina ha allagato quartieri che hanno fatto la storia di Genova. Sampierdarena, Cornigliano, Bolzaneto, Certosa, Campasso. Ha isolato località in collina come Murta. Costretto decine di persone a essere evacuate o salvate. E fatto esondare il rio Fegino. Ma quella pioggia non è l'unico colpevole, neppure quello principale. Per molti la responsabilità andrebbe cercata in quella politica che non è stata in grado di garantire la sicurezza. «È inutile continuare ad addossare tutte le colpe a un'emergenza più "emergenza" del solito, ampiamente prevista e quindi normale, come ha dichiarato la Regione - dice Enrico D'Agostino, portavoce del Comitato liberi cittadini di Certosa -. Quando nonostante le segnalazioni degli abitanti non si interviene sulle criticità per prevenire, continueremo a subire le conseguenze».Il civico 1 di via Ferri, a Fegino, era stato in parte circondato da un muro di cemento, anche per proteggerlo da un traffico di mezzi pesanti prima sconosciuto e che lì si era riversato dopo il crollo del Ponte Morandi. Ora quel muro è stato sostituito con un guardrail. Ieri il fango ha distrutto ogni locale al piano terra. «Dove il rio Fegino si stringe, poco sopra a questo incrocio, legno e piante hanno fatto tappo - racconta Franco Traverso, quasi intrappolato al primo piano -. Quando questo è saltato, l'onda è arrivata sin qua e il rio è uscito in strada. Ci avevano promesso che avrebbero costruito una roggia per incanalare le acque, ora ci dicono che non ci sono i soldi. Ecco il risultato». Poco distante ci sono padre e figlio. Sebastiano e Andrea Ciano spalano. «Qui siamo di serie B . A parte una pattuglia della Protezione Civile e due sub dei vigili del fuoco non abbiamo visto nessuno». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI