Lara Comi interrogata Il gip: «Nega illeciti»

MILANO. «È stata tostissima». Giampiero Biancolella, l'avvocato di Lara Comi, ha riassunto così il lungo interrogatorio di garanzia della ex eurodeputata azzurra, ai domiciliari da giovedì nell'ambito dell'inchiesta "Mensa dei poveri". Con il sorriso sulle labbra, le scarpe da tennis ai piedi e sulle spalle uno zaino con scritto "Italia", Lara Comi è arrivata in Tribunale a Milano intorno a metà mattinata, in compagnia dei suoi legali. E per cinque ore ha risposto alle domande del gip Raffaella Mascarino, che ne ha disposto la custodia cautelare. «Non si riconosce nella rappresentazione di soggetto che non rispetta le regole, ha risposto a tutto, è convinta di non avere commesso reati e ha cercato di difendersi documentando», ha detto Biancolella che per ora non ha chiesto la revoca dei domiciliari.Nell'inchiesta Comi risponde di finanziamento illecito, corruzione e truffa all'Ue. Le viene contestato un contratto di consulenza per 21mila euro, affidato da Afol all'avvocato savonese Maria Teresa Bergamaschi, pure lei indagata, in cambio della «retrocessione» di 10mila euro. «Ci sono registrazioni che provano che Bergamaschi ha fatto affermazioni non veritiere», ha detto il legale. Comi risponde pure di finanziamento illecito da 31mila euro, somma versata dall'industriale bresciano titolare della Omr holding e presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, per le elezioni europee. I pm contestano a Comi anche un episodio relativo al suo addetto stampa Andrea Aliverti, che avrebbe visto aumentare il suo compenso da 1.000 a 3.000 euro al mese con l'obbligo di restituirne duemila a FI. E poi un contratto da collaboratore all'Europarlamento, incarico mai svolto, a Nino Caianiello, ex coordinatore di Fi a Varese arrestato a maggio e grande accusatore di Comi.