Vialli con Mancini, 30 anni dopo «Mi piace ispirare le persone»
dall'inviatoGuglielmo Buccherifirenze. Il campo di battaglia. Lo chiamavano così il terreno dove con la maglia azzurra addosso avrebbero cercato quei dialoghi tanto cari (e preziosi) ai tempi della Sampdoria. «Roberto ha detto che il tempo passa e non siamo più giovani. Io dico il contrario: essere di nuovo qua, a Coverciano, ci fa rivivere le stesse emozioni di quando ci preparavamo per la battaglia, io e Roby sotto lo stesso tetto la notte prima», così Vialli. L'ultima volta del ct azzurro e del nuovo capo delegazione della Nazionale uno accanto all'altro in partita fu un momento storico, nel vero senso della parola. C'era un po' di nebbia allo stadio di Mosca il pomeriggio del 12 ottobre 1991: gli azzurri non andarono oltre lo 0-0 contro una nazionale che, dopo quella gara, usò soltanto un'altra volta la scritta Cccp sulle maglie e quel pareggio costò la panchina al già precario Azeglio Vicini e, soprattutto, sancì la nostra eliminazione dagli Europei. Vialli giocò 90', Mancini entrò al 58' e l'Italia non si accese. Un anno dopo, poco più, Vialli e Mancini si ritrovarono sotto lo stesso tetto la notte prima di una partita della Nazionale a Malta: Vialli giocò 90' e andò a segno, Mancini rimase in panchina perché con Sacchi ct le cose, per lui, cambiarono in fretta. A Malta, ventisette anni fa, il debuttante capo delegazione azzurra salutò l'Italia.Vialli e Mancini di nuovo insieme. I ragazzi dello scudetto doriano. «Sono felice e orgoglioso di questo nuovo ruolo non fosse altro per il nome di chi mi ha preceduto, Gigi Riva. Avrò la possibilità di fare ciò che mi piace e mi manca: ispirare le persone, supportarle, dare consigli. E i giocatori ne hanno bisogno», racconta Vialli. «Indossare questa maglia, e a me è capitato circa 80 volte fra Under e Nazionale, non è facile, pesa, hai gli occhi di tutti addosso. Ma - continua l'ex attaccante, allenatore, dirigente - ti dà anche la possibilità di lasciare il segno». Vialli è passato da Coverciano, casa-Italia, una settimana fa per le prove generali. Poi, eccolo in Aula Magna per ascoltare le parole del suo amico ct. «Se fosse diventato presidente della Sampdoria non avrebbe avuto i soldi per prendermi come suo tecnico», scherza Mancini. Attorno al nuovo capo delegazione c'è molta Samp e c'è molto del suo azzurro: Lombardo era in campo a Mosca ed entrò con Mancini al 58', Evani c'era in occasione dell'ultima fatica azzurra a Malta e Salsano ha vissuto con lui sei stagioni in blucerchiato. Lombardo, Evani e Salsano, oggi, fanno parte dello staff dei collaboratori tecnici di Mancini in Nazionale. Vialli comincia un'altra sfida. «Il lavoro è normalità. Mi sto curando, ma mi sento pronto per l'azzurro», così il capo delegazione un mese fa quando accettò l'incarico. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI