Tremonti: «Un errore la vendita agli indiani»
roma. «Per usare una metafora indiana i governi di questi anni sembrano come la Dea Visnù: prima usano la mano pubblica che perde, poi fanno apparire una seconda mano, sempre pubblica». L'ex ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, ironizza su quel che accadde due anni fa, quando lo Stato partecipò attraverso Cassa depositi e prestiti all'asta da cui uscì perdente contro Arcelor Mittal. In un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "La Stampa", l'ex ministro sottolinea che, nel caso dell'ex-Ilva, «è perfettamente ragionevole l'ipotesi che la soluzione di mercato non sia sufficiente. Penso sia uno di quei casi in cui è difficile rispondere al quesito liberale classico sul confine fra Stato e mercato». Sul ruolo della magistratura nella vicenda, Tremonti afferma che «quando il problema ambientale è diventato così critico da generare il blocco degli impianti forse sarebbero state necessarie le risorse pubbliche. Non so se l'errore fu fatto con la privatizzazione, di certo è accaduto con la vendita agli indiani». Tremonti insiste sull'asta: «Se lo Stato partecipa a una vendita è perché ritiene ci sia un interesse pubblico da difendere. Se non l'ha difeso allora, vuol dire che si è accumulata una catena devastante di errori politici. Quel che accade oggi è contraddittorio». La disdetta del contratto è arrivata per il mancato impegno del governo sullo scudo penale, però avviene mentre il mercato dell'acciaio entra in crisi. «Altri hanno il dono divino del diritto - risponde Tremonti alla "Stampa" - Essendo uno che di solito studia le carte, non ho idea di cosa ci sia scritto nel contratto. Sono avvocato, ma non l'avvocato del popolo». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI