E il critico fa l'acrobata in Carmine per vedere Michelino da Besozzo
PAVIA. Risale alla prima metà del Quattrocento l'affresco rinvenuto nel presbiterio della chiesa del Carmine, portato alla luce da un recente intervento di recupero. Un dipinto rinvenuto nella parete di sinistra della cappella absidale e, stando ai primi studi, attribuibile a Michelino da Besozzo, maestro del tardogotico milanese, formatosi a Pavia, autore di un affresco conservato alla Pinacoteca dei musei civici e che nel 1388 lavorò nella basilica di San Pietro in Ciel d'oro.Un'opera importante, quella rinvenuta in Carmine, recuperata grazie al paziente lavoro di Luigi Parma, restauratore. Martedì sera il parroco don Daniele Baldi l'ha mostrata a Vittorio Sgarbi, critico d'arte, arrivato in Carmine alle 23.30, quando ha iniziato il suo viaggio all'interno dei tesori artistici conservati nella chiesa, accompagnato dal parroco. Presenti anche il sindaco Fabrizio Fracassi e l'assessora alla cultura Mariangela Singali.Vittorio Sgarbi è salito sul ponteggio per avvicinarsi il più possibile all'affresco, in modo da riuscire ad osservare i particolari di un dipinto dalle dimensioni importanti, largo sei metri e alto quattro. Un restauro, fa sapere don Daniele, reso possibile grazie al contributo di privati. «Molto bello», ha commentato Sgarbi mentre, con una piccola pila, ne illuminava alcune parti. Don Baldi gli ha mostrato la prima scena, una rara iconografia di Cristo tra i Dottori, il piccolo Gesù con aureola crociata che stringe un libro nella mano sinistra e con la destra indica qualcosa ai dottori che, abbigliati alla moda del tempo, si accalcavano ai suoi piedi.Di questi rimangono solo due figure, che le incisioni dimostrano dovessero esser riccamente decorati con foglie metalliche. Alla sua destra è riaffiorata una bellissima Crocifissione e Santi che giaceva da secoli nascosta sotto allo scialbo bianco delle pareti. Al centro la figura del Cristo dal delicatissimo incarnato verdastro. Ai suoi lati quattro angeli dolenti. Ai piedi della Croce la Maddalena mentre alla destra San Giovanni e alla sinistra Maria. La Crocifissione, realizzata a secco con successive stesure di colore, impreziosita con numerosi particolari rilucenti a foglia metallica, dimostra una qualità pittorica altissima, nonostante lo stato di conservazione lacunoso e la perdita di numerose velature. L'affresco, fa saper il parroco, continua dietro al presbiterio, conservato sotto strati di intonaco.Un viaggio, quello di Sgarbi, proseguito all'interno del campanile, recentemente restaurato e alto 84 metri, e terminato all'una di notte.«Prima sono stati rimossi gli strati di intonaco, un lavoro lungo e complesso in quanto si è voluto conservare più colore possibile - spiega Parma -. Poi si è passati alla fase della pulitura, eseguita con impacchi desalinizzanti e di carbonato di ammonio con il supporto di pasta giapponese e di cellulosa. Le lacune del colore sono poi state stuccate con intonaco di malta di calce, integrato con l'acquerello con il metodo della scissione cromatica per distinguere il ritocco dalla colorazione originale». --S.Pr.